Pellegrinaggio SERVAS in US

In USA con SERVAS: Pellegrino, Profugo e Turista Compulsivo

di Massimo D’Alessandro (una versine ridotta di questo articolo e’ stata publicata sul numero di Novembre di SERVAS Italia)

Foto :

Ho scoperto SERVAS per caso nel Maggio 2008 nel bel mezzo di una crisi esistenziale di quelle che arrivano per svegliarti quando la vita, anche se a 45 anni, perde di direzione. Una rete di improbabili coincidenze mi aveva portato in una fattoria biologica e monastero Zen sulla costa del pacifico nei pressi di San Francisco: Green Gulch Farm – San Francisco Zen Center (www.sfzc.org).

Ci ero arrivato come un profugo, lasciandomi alle spalle una vita andata in mille pezzi, cercando rifugio nella saggezza del Buddhismo e nel calore di una comunità di praticanti autentici e dedicati.

Parlando una sera a tavola tra persone che come me avevano abbandonato lo stile di vita convenzionale per andare incontro all’ignoto, saltò fuori l’esistenza di SERVAS. Curioso … per iscrivermi avrei dovuto fare un’intervista con una persona di Pisa… Pisa? …dunque SERVAS era a un tiro di schioppo dalla mia casa di Viareggio e io avevo dovuto andare in un altro continente per scoprirlo!

Comunque fosse, da quel dialogo prese vita una nuova possibilità per me … forse oltre che profugo mi sarei potuto considerare un pellegrino. C’erano dei precedenti illustri nella tradizione Buddhista, i “wandering monks” (monaci girovaghi) che si muovevano di monastero in monastero rimanendo ospiti per due notti … un’altra notevole coincidenza con il protocollo SERVAS.

Ma cosa c’entrano gli hosts di SERVAS con i monasteri? Beh, … dal punto di vista del mio percorso Buddhista era chiaro che il mio pellegrinaggio puntava a considerare l’ordinario della vita quotidiana come luogo “sacro”. Era proprio li’ che io sentivo di aver fallito fino ad allora, cercando sempre di essere coinvolto in situazioni intense ed eccitanti avevo perduto il senso del semplice e dell’ordinario … e dunque il senso della realta’. Le famiglie di SERVAS rappresentavano per me il mito dell’ordinario, i “santuari della vita reale senza effetti speciali” e quindi luoghi privilegiati per un monaco errante alla ricerca di senso. Allo stesso tempo sentivo che il mio essermi perso e il mio tentativo di ritrovarmi poteva essere un dono da regalare ai miei ospiti.

Ma l’America non e’ un luogo qualsiasi. Era la prima volta che ci mettevo piede, dopo 45 anni di film, libri, racconti, documentari e sogni. Dopo 8 mesi di vita monastica nella fattoria Zen, confinata in una stretta valle a picco sul mare decisi nel Gennaio 2009 di partire per 5 settimane con SERVAS.

Al di la’ delle due colline che limitavano quella ristretta valle c’era l’America, … la grande, vasta e mitica America era la’ fuori ad aspettarmi. E cosi’ oltre al profugo e al pellegrino, un nuovo personaggio si fece largo sulla scena: il turista compulsivo. Avrei voluto visitare tutti i posti del sogno americano: New York, Hollywood, Yellowstone, il Grand Canyon, il Far West, la Sylicon Valley, le Cascate del Niagara, il Surf, …. Fui preso come da una vertigine … che ne era rimasto dei grandi e buoni propositi di semplicità del povero pellegrino?

Fu una dura lotta tra profugo (depresso), pellegrino(saggio) e turista compulsivo (maniaco), … prima e durante il viaggio, ma a costo di molta fatica i tre riuscirono ad accordarsi sul percorso: da San Francisco in California a Santa Fe nel New Mexico (Sud Est degli USA), dove avrei di nuovo servito come volontario in un altro monastero Zen (www.upaya.org) per un mese prima di tornare in Europa a fine Marzo.

Dunque il 14 di Gennaio 2009 siamo partiti noi tre, il profugo, il pellegrino e il turista compulsivo, con l’autobus degli americani poveri (Greyhound), da San Francisco alla volta di Santa Cruz dove ci aspettava il nostro primo SERVAS host in assoluto.

Eravamo nervosi, specialmente il profugo che non nascondeva una certa vergogna a rispondere alle immancabili domande “What are you doing in Italy? (di cosa ti occupi in Italia?)”. Oh my God! Ho 45 anni e non ho piu’ un lavoro ne’ una famiglia ne’ un luogo dove vivere! Meno male che c’era il pellegrino a darci coraggio, ,.. senza di lui non ce l’avremmo mai fatta. D’altronde nella nostra lettera di presentazione inviata via mail ero stato chiaro, … se avevano accettato dei personaggi come noi voleva dire che erano interessati a conoscerci.

Durante il viaggio in autobus cercavo di immaginare il volto di Marcia, classe ’44 e moglie di Chris classe ‘40, che avrebbe dovuto venirci a prendere alla stazione degli autobus. La scelta non era stata fatta a caso. Avevo scelto una coppia di pensionati per evitare il confronto con persone mie coetanee o piu’ giovani e con la speranza di ricevere una piu’ calda accoglienza …. Una saggia concessione alle insicurezze del profugo … almeno per cominciare.

Non poteva essere stata una scelta migliore. Marcia e Chris sono due dolcissime persone che mi hanno accolto nella stanza della loro figlia ormai sposata, piena di foto e di oggetti che raccontavano tante storie da rimanere affascinati. Si’, era in effetti un luogo sacro come avevo previsto … dormire in una stanza piena dei ricordi di un’altra persona. Quante speranze e forse anche lacrime di adolescente avevano riempito quello spazio … e quanti sogni… e quante lettere scritte e lette su quelle poltrone… E quante immagini riflesse su quegli specchi … viste da occhi di donna attenti a cogliere la propria bellezza da presentare all’innamorato.

Marcia e Chris erano stati degli Hippie negli anni 60. Sul tavolo di salotto si trovava in bella mostra il libro di Marcia appena pubblicato sul loro viaggio in Asia in autostop di 40 anni fa, con le bellissime foto di Chris e in copertina una versione 20enne di loro due con il grande zaino sulle spalle. Parlare di crisi esistenziali e di Buddhismo con loro e’ stato come parlare di calcio con gli avventori di un qualche “bar dello sport” in terra Italiana.

E la mattina dopo scendendo allegramente la collina verso il mare a cavallo della mountain bike prestatami da Chris ho sentito un senso di liberta’ e di ringraziamento verso la naturale abbondanza della vita che non avevo mai provato. Forse SERVAS rientra in quegli insegnamenti dei saggi che dicono di non preoccuparsi troppo del futuro, perche’ la vita si prende cura di se’ stessa.

Gia’ … ma come convincere il turista compulsivo che pur essendo Santa Cruz la mecca del surf non e’ detto che tutti i giorni in mare ci siano le grandi onde che si vedono nei film? Ci ha tenuti prigionieri per ore di fronte alla famosa scogliera dei serfisti per cercare di scattare almeno una foto di un’onda gigante con il serfista che l’attraversa in tunnel … come si vede nelle pubblicita’ … da presentare come trofeo agli amici in Italia.

Ad ogni modo, l’inizio del pellegrinaggio con SERVAS e’ stato il migliore che potessi immaginare. E dopo aver insegnato a Marcia a usare Skype per telefonare ad amici e parenti a costo irrisorio mi sono sentito in pari con i loro favori. Questo tema dell’ansia di “restituire il favore” e’ stata una costante per tutto il viaggio. Forse perche’ ho iniziato a viaggiare con servas senza prima essere stato host ….

Ho lasciato Santa Cruz dopo due notti, nonostante Marcia e Chris volessero che restassi di piu’, e questo mi ha fatto molto piacere … ma chi lo convinceva il turista compulsivo che gia’ era proiettato sulla visita di Big Sur? Dunque siamo partiti con il cuore pieno di gratitudine.

Sono state 5 settimane molto intense, con 10 famiglie SERVAS visitate e tante tante storie che prenderebbero un intero libro per essere raccontate: Monterey, Big Sur, San Luis Obispo, Santa Barbara, Los Angeles (ve lo immaginate il turista compulsivo a Hollywood!?), Joshua Tree National Park, Sedona, Gran Canyon, Zion National Park, Bryce National Park, Moab, Arches National Park, Canyonland National Park, Durango, Mesa verde National Park, Tucson – Saguaro National Park, Santa Fe.

Alcune famiglie mi hanno come adottato per 3 o 4 giorni portandomi in giro e facendomi conoscere i loro amici. Nel deserto di Joshua Tree mi sono ritrovato con un gruppo di 200 persone a far visita a una installazione della NASA per la comunicazione con la spazio profondo … roba da fantascienza!

A volte l’interazione sociale si faceva faticosa e mi sono concesso uno stop in qualche ostello, dove potevo stare in silenzio per un’intera giornata, ma poi il desiderio di incontrare nuove famiglie si rinnovava.

Alla fine delle 5 settimane comunque ho sentito che non ce l’avrei fatta a continuare. Avevo desiderio di fermarmi piu’ a lungo in un posto, intessere relazioni piu’ profonde e interagire anche attraverso la condivisione del lavoro. Mi sono chiesto come fanno le persone a viaggiare per mesi e mesi … forse non sono piu’ giovane o forse per me e’ un momento diverso.

Ho accolto con gioia l’arrivo nel monastero di Upaya a Santa Fe dove ho ripreso a lavorare in una comunita’ Buddhista …. Ma dentro di me risuonavano ancora le voci, le immagini, i racconti, i personaggi di una incredibile viaggio all’interno delle famiglie Americane. E mi sono reso conto di quante nuove storie io stesso potessi adesso raccontare.

Adesso che sono in Europa il mio pellegrinaggio continua nelle comunita’ Buddhiste del vecchiio continente, ma questa volta siamo partiti solo in due. Il turista compulsivo e’ rimasto a casa. Non ce la facevamo piu’ a sopportarlo J.

 

Nota: le foto del mio viaggio SERVAS e qualche altra informazioni sul mio pellegrinaggio si possono trovare sul mio blog maxpilgrimage.wordpress.com (ancora in costruzione).

One response to this post.

  1. Posted by mirco on dicembre 25, 2011 at 10:27 am

    grazie … per codesto scritto, mi “apri” nuove possibilità

    Rispondi

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