La Terra del Sorriso (PG)

Là dove la Biodanza non è voluta arrivare ….

Riflessioni al ritorno dalla Terra del Sorriso, fine anno 2004
(Massimo)

“Ridere per vivere” è un’associazione che promuove la comicoterapia negli ospedali e in altre circostanze. Praticamente formano una figura professionale, detta Clown-Dottore, che operando in coppia realizza interventi terapeutici. A fianco di questi professionisti ci sono i “Volontari del Sorriso” che con una formazione ridotta sono in grado di organizzare a titolo di volontariato degli interventi di gruppo. Per quello che ne ho capito questa organizzazione è basata sulla confederazione di associazioni locali indipendenti. La Terra del Sorriso sarà il centro residenziale-comunitario che diverrà il cuore del loro lavoro. Per saperne di più www.riderepervivere.it.

Abbiamo passato tre giorni in compagnia di Leonardo e Sonia, i creatori dell’associazione Ridere per Vivere, e di alcuni loro compagni di viaggio. Il luogo era Ficulle, a 30 Km da Orvieto nei pressi del terreno acquistato che ospiterà la Terra del Sorriso.

Una bella esperienza di convivialità durante le feste … cose semplici.. persone semplici… sorprendentemente semplici data la dimensione del progetto che portano avanti.

La loro semplicità mi è sembrata indice di profondità…mi ha colpito. Io nei loro panni non avrei fatto altro che “incensare” le mie imprese di fronte a dei nuovi arrivati… direi che è stata una lezione di vita.

Ho respirato una bella aria di integrità e di voglia di coerenza … senza troppi compromessi. Una bella sintonia di pensiero sia in discussioni di fronte al camino, ma anche in azioni all’esterno …. in una “resistenza umana” ai vari tentativi di “spollamento dei turisti” da parte di ristoratori e altri personaggi locali.

Il terreno non è male, con un paio di bei prati esposti al sole e circondato da boschi e alcuni fabbricati facilemnti ristrutturabili (tra cui una porcilaia di 450mq!). Non ci sono linee aeree sopra … è tutto molto selvaggio.

Il gruppo mi sembra che sappia quello che fa … il terreno è stato acquistato attraverso un prestito che un gruppo di persone, Leo e Sonia in testa, si impegnano a pagare con una quota mensile per una infinità di anni.

Mi è piaciuta questa determinazione e questa fiducia nel loro progetto. Mi è piaciuta anche la voglia che hanno di “collegarsi” con la rete degli ecovillaggi, … di essere parte di una rete di rinnovamento sociale.

Dunque sono tornato a casa con la voglia di rimanere collegato a questa realtà. Faranno un raduno nazionale in Luglio… si potrà partecipare con le tende. Io metto a disposizione due Tee-Pee e credo proprio che andrò. Sapremo la data precisa verso Maggio.

Sono qui che rifletto sul lavoro di Leo e Sonia e non posso fare a meno di paragonarlo a quello che Rolando Toro ha fatto con la sua Biodanza. Sento molte resistenze ad articolare questi miei pensieri.. ma li voglio depositare qui… nel momento che si sono generati.

Intanto Leo e Sonia formano clown-dottori attraverso corsi erogati sul territorio (250 ore) e non attraverso l’istituzione di scuole “pesanti” come avviene in Biodanza. Questo permette di concentrarsi sulla qualità della formazione ed evita di mettere in piedi un sistema burocratico e gerchico di direttori e contro-direttori, didatti ecc. spesso in lotta tra loro come avviene invece in Biodanza.

Inoltre i clown-dottori nascono in un progetto che ha già di per sé caratteristiche comunitarie: appena nati questi professionisti devono per forza organizzarsi da soli in associazioni locali.. Fa parte integrante del modello che è basato sull’autonomia. C’è un’idea di confederazione di associazioni locali piuttosto che una gerarchia di organismi che fa capo a qualche istituzione centrale come invece avviene in Biodanza.

C’è poi la questione dei volontari… concetto completamente assente in Biodanza… dove in pratica abbiamo solo professionisti e clienti dei professionisti (cioè gli allievi).

Non mi meraviglia che la naturale prosecuzione di questo lavoro porti verso la realizzazione di un eco-villaggio, … cioè un posto dove poter vivere nella quotidianità i principi ispiratori di tutto il progetto.

La Biodanza ha scelto un’altra via… una via chiaramente individualistica… basata sulla prestazione professionale…sul marketing e sull’espansionismo territoriale… sorda ai richiami comunitari, ai modelli consensuali e partecipativi, alla ricerca dell’auto-sufficienza, alla sperimentazione di modelli sociali alternativi, alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo… .

Sempre di più vado a strappare il sipario sulla Biodanza, … probabilmente intessuto involontariamente proprio da chi in tutti questi anni ci ha creduto…Primo per tutti io stesso … Nessuna accusa verso nessuno.. tutto regolare, nessuna scorrettezza… forse poca chiarezza… ma anche questo si può capire.

Mi è però ormai chiaro che la Biodanza non potrà mai arrivare a progettare una Terra del Sorriso e che io invece voglio proprio andare in quella direzione. Dunque forse è ora di smettere di cercare vie di cambiamento della Biodanza e adottare il celebre detto popolare “non si può estrarre sangue da una rapa”.

Perché la Biodanza è veramente una bellissima rapa, e in tutti questi anni non ho mai visto in giro niente che la uguagliassei per efficacia, eleganza, raffinatezza… ma se si ha bisogno di sangue comunitario e sociale…non glielo si può chiedere. Sarebbe forse una violenza.

Max

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