2 mesi a Findhorn come Woofer

19 Settembre – 10 Novembre 2005

The Findhorn Experience


sabato
14 gennaio 2006

Introduzione. 2

Emozioni di viaggio …. 2

La partenza.. 2

L’esperienza del
deserto..
4

Informazioni di base. 5

La Storia di Findhorn..
5

La “Terra Santa”
di Findhorn..
6

La struttura della
Comunità di Findhorn.. 6

L’organizzazione
del viaggio..
7

Il
WOOF (Worldwide Opportunities in Organic Farms) 8

Il periodo monastico di Woodhead.. 9

The Woodhead Model.
9

Il periodo comunitario di Newbold House: la main experience.
12

La barriera linguistica..
12

L’organizzazione. 12

Un gruppo internazionale
molto dinamico.. 13

I potenziali inespressi
del gruppo..
14

Il lavoro a Newbold..
15

In conclusione. 16

Cluny College e l’experience week.. 17

The Findhorn Park.. 19

Cullerne Garden e il lavoro come “amore reso visibile”. 20

La Spiritualità: a Findhorn si può incontrare Dio?. 22

Una mano sulla spalla

24

I canti sacri di
Taizè.
24

Il silenzio dei
santuari e la bellezza delle candele. 25

La comunità e la famiglia.. 26

Findhorn e Damanhur.. 26

Findhorn uguale
Damanhur..
27

Findhorn diverso
da Damanhur..
28

Conclusioni 31

Riferimenti 31

Introduzione

Sono ormai trascorsi quasi 2 mesi dal mio rientro
in Italia, praticamente la stessa lunghezza della mia permanenza a
Findhorn. E’ la prima volta che lascio passare un periodo così lungo
prima di cercare di riorganizzare materiali e pensieri su questo sito.

Due mesi fuori casa, all’estero, da solo … hanno
generato in me delle risonanze che hanno avuto bisogno di un lungo
processo di elaborazione. Adesso, dopo una presentazione pubblica
dell’esperienza che ho fatto Venerdì 16 Dicembre 2005 a Viareggio,
mi sento pronto a scrivere, … anzi lo sento come un’esigenza che
non posso più rimandare.

Il mio taccuino di viaggio è pieno di appunti, riflessioni,
cronache e osservazioni che non potranno essere riportate tutte qui.
Non ho sufficiente energia per farlo in questo momento. Mi affiderò
molto alle immagini, che sono pubblicate sul sito in forma di 6 presentazioni
power point scaricabili contenenti fotografie ad alta definizione
commentate sia da testo che da musica.

Sul sito c’è anche la possibilità di scaricare il
viewer di Microsoft Power Point 2003 (chiedo scusa agli informatici
“equi e solidali” per il ricorso a Microsoft) con il quale si possono
vedere le presentazioni.

La prima presentazione power point contiene anche
informazioni pratiche sul viaggio e i suoi costi.

Emozioni di viaggio ….

Prima ancora che essere un viaggio a Findhorn questa
è stata un’avventura personale che non trova precedenti nella mia
storia. Infatti non sono stato mai così tanto tempo fuori casa da
solo e in un paese straniero.

La partenza

Per partire ho
dovuto superare molte paure, perché un conto è viaggiare in giovinezza
da studente e un conto da uomo maturo ultra quarantenne senza essere
né un giornalista, né uno scrittore e tanto meno un uomo di affari.
Praticamente essendo “nessuno” e facendo “nulla”.

La mia partenza per Findhorn è stata in realtà un
punto di arrivo di un percorso di destrutturazione progressiva culminato
nella decisione di non lavorare per un anno nemmeno con l’unico lavoro
che mi era rimasto: la conduzione di gruppi di Biodanza.

Sono partito per Findhorn con un senso di amarezza
per questo “movimento di rinnovamento culturale e sociale” di Biodanza
sul quale avevo riposto tante aspettative e del quale ho dovuto alla
fine prendere consapevolezza della “non esistenza” e per essere pessimista
della “non esistibilità”.

Sono partito anche con la imbarazzante consapevolezza
che tutto quello che ho costruito fino ad oggi ha ormai fatto il suo
corso e non ha più prospettive se non attraverso profondissimi e non
tanto sicuri cambiamenti..

Sono partito con un senso di non poter più rimanere
a casa pena l’annichilimento psicologico. Più di una volta in terra
straniera mi sono sentito emigrante e mi sono chiesto perché
quello che vedevo intorno a me non può esistere nella mia terra con
la mia gente.

Sono partito con una gran paranoia per i soldi e
per la lingua, … ascoltando i CD di Speak-Up fino all’ultimo e facendo
e rifacendo i conti per convincermi che potevo benissimo permettermi
una spesa del genere anche senza lavorare.

Sono partito così… con la paura nel cuore e la
speranza negli occhi.

Ecco la mia mail di congedo dagli amici con i quali
condivido il sogno della comunità:

17 – 9 – 2005

Carissimi compagni di IRIS,

alla vigilia della mia partenza per Findhorn ho una gran
voglia di abbracciarvi tutti.

Come sapete starò via circa due mesi abitando in tre diverse
comunità nell’area di Findhorn: Woodhead Community, Newbold House
e la stessa Findhorn Foundation. Ho costruito questa esperienza in
maniera Sobria attraverso il WWOOF (World Wide Opportunites On Organic
Farms) che permette lo scambio lavoro alla parti (6 ore al giorno
per 5 giorni alla settimana). L’unica nota dolente è appunto la settimana
a Findhorn (experience week) che costa circa 500€… devo ancora pensarci
se è proprio quello che voglio .. non so se la farò.

Arrivare a prendere la decisione di mollare il lavoro
e tutto il resto e partire è stato molto complicato soprattutto per
le mie resistenze e paure interne, ma la spinta a realizzare al più
presto possibile le condizioni per una reale vita comunitaria mi impediscono
di dedicarmi a qualsiasi altra cosa.

Ormai il mio equilibrio di compromesso si è spezzato e
non sono più in grado di attendere facendo qualche altra cosa nel
frattempo. Mi manca la terra sotto i piedi. Come dice Gibran “Sono
pronto a partire, e il desiderio in attesa è la vela spiegata sotto
il vento ….”

Razionalmente il mio desiderio è di entrare in contatto
con chi già da decenni ha scelto di vivere in comunità e quindi è
ben oltre la nostra fase di dubbi, incertezze, sogni e proiezioni.
Da una parte vorrei rendermi conto di come è fatto un “ecovillaggio
reale” dall’altra ho necessità di sperimentarmi come membro
di comunità per capire se quella comunitaria è veramente una mia missione
esistenziale oppure solo una fuga dalla competizione individualistica.

Emotivamente la mia prova è quella di sentirmi parte di
una famiglia. Girare per le stanze di una casa estranea e sentirla
mia, … armeggiare in cucina. Insomma in una parola … sentirmi
a casa. E per farlo sono costretto ad andare a migliaia di Km dalla
mia terra… Così sono gli esseri umani. Una razza complicata.

Tra le mie aspettative, al momento, non c’è quella di
trovare il posto dove vivere…. non ho intenzione di rimanere nel
freddo della Scozia! Vorrei però tornare con le idee più chiare e
una motivazione ancora più forte per arrivare a concretizzare qualcosa.
Il nostro gruppo rimane per me un riferimento e tra un colpo di zappa
e l’altro certamente vi penserò.

Partirò lunedì 19 e quindi domani io e Luciana non saremo
all’incontro per rimanere in intimità tra noi. Vi auguro un buon lavoro
e spero che la mia esperienza contribuirà positivamente al nostro
progetto.

Vi abbraccio forte.

Massimo

p.s.: in allegato la foto della roulotte dove abiterò
nella prima comunità. C’è dentro una stufa a legna!

L’esperienza del deserto

Non posso in questa sede aprire troppo il sipario
sul mio travagliato mondo interiore, ma desidero raccontare brevemente
di come la mancanza di strutture, riferimenti, ruoli, compiti, legami
amplifichi la forza dei demoni interni.

In parallelo con le esperienze così ispiranti e creative
che conducevo frequentando l’ambiente di Findhorn, altre se ne formavano
da sé attraverso un confronto difficile con le mie consuete nevrosi
che avevano molta più forza del normale.

Ricordo un’immagine di un qualche film su Gesù (mi
pare l’Ultima Tentazione di Cristo) dove si vede il messia entrare
nel deserto di notte, tracciare un cerchio di protezione nella sabbia
e aspettare nel vuoto … presto i vari mostri si fanno vivi sotto
varie sembianze, … a volte spaventose a volte seduttive.

Per me è stato
difficile tracciare quel cerchio nella sabbia. Ho attinto a tutte
le mie risorse disponibili per strutturare il tempo, per contenere
le emozioni dilaganti … a un certo punto ho iniziato a non fidarmi
più dei miei stati emotivi tanto erano forti e volatili. Ho capito
in quel momento cosa voglia dire non identificarsi con le emozioni,
… ma purtroppo adesso rientrato in Italia me lo sono già dimenticato.

Bastava un dialogo in Inglese con qualcuno che capivo
bene per mandarmi alle stelle, bastava una persona con la pronuncia
difficile per spronfodarmi in stati d’animo depressivi.

Ma la presenza del cerchio nella sabbia l’ho sempre
sentita e alla fine ne sono uscito orgoglioso, anche se un po’ ammaccato.

Ecco uno scritto spedito per mail da Findhorn inerente
alla questione:

Sono ormai
tredici giorni che sono in Scozia e sono tante le emozioni che mi
hanno attraversato e che continuano ad agitarmi. Mi sento un po’ come
il tempo scozzese … costantemente variabile. Quando esci di casa non
e’ nemmeno importante guardare che tempo fa, tanto ti devi preparare
comunque a tutto quello che puo’ succedere vento, pioggia, freddo,
caldo ….. non credo che le previsioni del tempo abbiano gran senso
da queste parti.

Sbarcare in
Scozia con l’aereo mi ha provocato un certo shock … come in un sogno
non riuscivo bene a capire dov’ero e come c’ero arrivato .. e soprattutto
perche’. Non sono in viaggio di lavoro, non sono in vacanza … e allora
dove sono? Come sara’ successo anche a molti di voi per diversi giorni
la domanda costante e’ stata “Che ci faccio qui…”.

Certo la prima
sera appena arrivato la signora che mi e’ venuta a prendere mi ha
subito portato davanti all’ingresso di Findhorn… mi e’ preso un colpo.
Ero proprio davanti a Findhorn…dopo tanti anni che ne sentivo parlare.
Un po’ come trovarsi davanti al cancello di Hollywood
J

Dopo giorni
terribili a cercare di fare finta di capire l’Inglese ora sto cominciando
se non altro a rilassarmi e anche a comprendere abbastanza da non
sudare freddo. E comunuqe non mi sono mai dato per vinto, partecipando
a tutte le attivita’ possibili e immaginabili, compresi I meeting
organizzativi. Ho fatto tantissime domande a tutte le persone che
ho incontrato, anche se, ahime’, non sempre ho capito le risposte.

Informazioni di base

La Storia
di Findhorn

Per informazioni precise
e dettagliate su questi e altri argomenti storici/organizzativi si
può andare sul sito ufficiale www.findhorn.org
o si possono leggere i vari libri anche pubblicati in Italiano. Io
riporterò soltanto le mie impressioni e quello che ho capito senza
sforzarmi troppo di controllarne l’esattezza.

(da una mail spedita in Ottobre al gruppo IRIS)

La storia di
Findhorn si riassume nel fatto che alla fine degli anni 50 si sono
verificati fenomeni di “guidance”, cioe’ di voci interne che parlavano
ad alcune persone dando indicazioni di cosa fare e dove andare. Si
trattava, secondo quanto dicono qui, di voci divine… “God Spoke to
me”.

La piu’ importante
di queste persone fu Eileen Caddy (tuttora vivente anche se molto
anziana e fragile) che ebbe la prima guidance “direttamente da Dio”.
Il suo partner Peter Caddy (ex militare) la aiuto’ a superare lo shock
di tali fenomeni che sono caratteristici della schizofrenia ed ebbero
il coraggio di seguire le istruzioni di queste voci.

Da
qui una serie di vicende li porto’ inizialmente ad avere un grande
successo nella gestione di un albergo della zona (Cluny Hill Hotel)
e poi successivamente alla disgrazia piu’ nera.

Per sopravvivere
con pochi soldi si ritirarono in un campeggio sulla baia di Findhorn
(che e’ sempre stata zona balneare). Vivevano in una roulotte in tre
adulti (con loro c’era anche Dorothy Mc Lean anche lei channeler delle
voci) e I tre figli di lui.

Per cercare
di arrotondare con il cibo Peter decise di fare un orto e da li’ le
voci cominicarono a dare istruzioni su come coltivare l’orto. Si trattava
delle voci dei Deva, gli spirit della Natura.

I risultati
furono miracolosi. La gente veniva a vedere… si formo’ un primo gruppo
di persone che vivevano qui. Era il 1962. Negli anni successivi si
e’ stabilita una comunita’ che ha comprato tutto il terreno del campeggio
e anche il vecchio albergo a Cluny Hill. Questa e’ quella che adesso
si chiama Findhorn Foundation e conta 130 membri e 40 anni di vita.

Intorno
alla foundation una comunita’ molto piu’ ampia (almeno il doppio di
persone) si e’ costituita in tante organizzazioni sorelle ispirate
agli inseganmenti dei fondatori.

Le voci hanno
cessato di parlare nel 1976 (se ho capito bene).

Possiamo dire
che “qui e’ successo qualcosa di speciale”, e un sacco di gente da
tutto il mondo e’ attratta da queste parti.

Certamente,
ora che le voci non parlano piu’ a Eileen la forza del posto sembra
esprimersi nella sua attrazione delle persone. Molti arrivano(e restano)
qui e non sanno bene dire perche’.

La “Terra Santa” di Findhorn

La comunità e la storia di
Findhorn si sono sviluppate in un’area di una 10ina di Km di raggio
tutto intorno alla Findhorn Bay, una bellissima baia che si affaccia
sul mare del Nord.

Il clima è speciale a causa
sia della Baia sia della Corrente del Golfo che aggirando la punta
della Scozia riesce ad arrivare fin qui. La temperatura non è così
fredda, le estati sono miti e lunghe, gli inverni bui e freddi ma
brevi.

Per quello che ho sperimentato
nei due mesi di autunno, la temperatura non era poi così più fredda
di quanto avviene in Italia, e soprattutto rispetto a Damanhur, Findhorn
gode di un clima tropicale!

Il nome Findhorn è storico:
si chiamano così il villaggio di pescatori sulla punta della baia,
la baia stessa e il fiume che vi versa dentro le sue acque.

Il campeggio dove tutto ha
avuto inizio e che ora è la sede del Findhorn Park, principale
insediamento della comunità, si trova poco prima del villaggio e anzi
le sue propaggini (dette Dune Lands) lambiscono le case più interne.
Si può tranquillamente camminare a piedi nel Park raggiungendo il
villaggio e le sue spiagge selvagge.

L’altro insediamento si trova
a una 10ina di Km di distanza verso l’interno della Baia ed è il Cluny
Hill College
, il vecchio albergo diretto dai Caddy e acquistato
da più di 20 anni dalla comunità che lo usa come sede principale per
i suoi corsi. Cluny Hill è una collina bellissima che collega
e divide il College con la cittadina di Forres, quasi affacciata
sulla costa interna della Baia.

A 10 minuti di cammino da
Cluny c’è la comunità satellite di Newbold House, fondata negli
anni 80 da alcuni Findhorniani in una epica storia di collette e di
fede sconsiderata nella provvidenza divina.

Sulla strada ciclabile tra
Forres e Findhorn Village si trova il paesucolo di Kinloss,
nelle cue campagne risiede la Woodhead Community, un’esperienza
di co-housing tra più famiglie ispirate a Findhorn dove ho trascorso
2 settimane.

La struttura della Comunità di Findhorn

Negli anni il nucleo iniziale
della comunità ha generato varie attività specifiche che sono diventate
autonome o subordinate dando luogo ad una costellazione di organizzazioni.
In più a queste molti singoli e famiglie aderiscono alla comunità
a loro modo, pur avendo un lavoro e una abitazione “normali” nell’area.

Tutta questa articolazione
ha avuto recentemente una “copertura” unitaria attraverso la creazione
della New Findhorn Association (NFA) che raccoglie tutte
le realtà in un unico corpus amministrato democraticamente con organi
elettivi.

All’interno di questa associazione
va specificato il ruolo centrale della Findhorn Foundation.

La Findhorn Foundation,
è il nucleo iniziale e che detiene la proprietà di tutti i terreni
nonché la autorevolezza formativa e spirituale (sebbene a Findhorn
non esista un concetto di ortodossia spirituale e tantomeno di gerarchie
sacerdotali o iniziatiche).

La foundation conta 150 membri
i quali lavorano in servizi interni (educatori, impiegati, tecnici,
gardeners, responsabili) in cambio di vitto e alloggio e una “allowance”
mensile di 200 pounds.

La Foundation a volte viene
descritta come “la vera comunità” ma solo in senso formale. C’è una
bella apertura a Findhorn nei confronti dell’appartenenza. Non ci
sono membri di serie A e B, se non dal punto di vista organizzativo
interno.

L’organizzazione del viaggio

Ho trascorso ore e ore a navigare su internet e a
scambiare mail per organizzare questo viaggio. In alcuni momenti,
anche su suggerimento di amici, ho avuto il dubbio di strutturare
troppo ma alla fine devo dire che sono rimasto contento.

La riflessione che mi sono portato a casa è che “non
esiste troppa organizzazione” ma semmai “esiste una buona o una cattiva
organizzazione”.

Essere informati dà sempre una marcia in più. E io
ho visto che le mie informazioni erano buone, molto spesso superiori
a chi viaggia da molto tempo o addirittura risiede da mesi a Findhorn
stesso. Questo mi ha permesso una maggiore libertà e una minore spesa
di quanto avrei potuto fare semplicemente affidandomi al caso.

Del resto quando il caso ha bussato alla porta ho
sempre aperto senza indugio.

Il
WOOF (Worldwide Opportunities in Organic Farms)

L’utilizzo della
rete WOOF (www.woof.org
.) è stato fondamentale per ridurre i costi a dimensioni irrisorie
e a poter vivere dall’interno la vita comunitaria attraverso lo scambio
lavoro. Il WOOF è una modalità veramente alternativa di fare esperienza
dei luoghi. In inglese c’è sia il nome woofer (= colui che
fa il woof) che il verbo to woof (=lavorare come woofer).

Le tappe del viaggio

Dunque mischiando volontà e caso il viaggio si è
andato sviluppando in tappe concentriche dalla periferia al cuore
della comunità di Findhorn.


The Woodhead Community (2 settimane come woofer)

Una comunità
satellite di Findhorn nella campagna intorno a Kinloss. Costituita
da un paio di famiglie e alcuni singoli che non si sentono di vivere
nel Park e che non condividono alcune cose della Findhorn Foundation
ma desiderano comunque rimanerle vicini.


The Newbold House Community (4 settimane come woofer)

Una comunità
figlia di Findhorn, che fa parte integrante della sua storia.


The Experience Week al Cluny Hill
College
(1 settimana come ospite pagante)

Il programma
di accesso a Findhorn. Per me costosissimo in questo momento (500€).
Non è obbligatorio ma molto consigliato sia da Findhorn che dalle
persone che lo hanno fatto.


The Findhorn Park (3 giorni in Bed & Breakfast)

La vera
Terra Santa di Findhorn. L’ho frequentato continuamente, ma solo negli
ultimi tre giorni ho dormito all’interno a pagamento, lavorando come
volontario per ricevere pasti gratuiti nella cucina della comunità.

Il periodo monastico di Woodhead

Le prime due settimane a Woodhead sono state caratterizzate
da uno stile di vita molto auto-disciplinato. Passavo le giornate
da solo in quanto il co-housing non prevede interazioni troppo strette
dei membri.

In questo periodo ho meditato molto e molto presto
la mattina, .. nella natura. Mi sono preso tantissimo vento e ho goduto
di panorami spettacolari in una campagna con orizzonte a 360°.

La bicicletta prestatami dalla comunità mi ha permesso
di frequentare giornalmente il Park, tranne quando alle 8 di sera
crollavo esausto per il lavoro fisico ma soprattutto per lo stress
delle emozioni dovute in gran parte alle difficoltà con la lingua.

Come anche mi successe a Damanhur ho compulsivamente
cercato di capire in tempi brevi tutti i segreti della comunità di
Findhorn. Preferisco qui riportare il testo della lettera che ho scritto
al gruppo IRIS alla fine del periodo di Woodhead. Rimando alle foto
per comunicare la bellezza dei luoghi e il volo delle oche selvatiche
che sorvolavano Woodhead per andare e venire dalla baia (i puntini
nel cielo nella foto di sopra).

The Woodhead Model

La comunita’
che mi ha ospitato in queste due settimane si chiama Woodhead Community
e fa parte (come anche la Newbold House in cui mi trovo adesso) della
New Findhorn Association (NFA) che riunisce tutte le realta’ in qualche
modo legate alla comunita’ centrale di Findhorn che invece si chiama
Findhorn Foundation.

E’ una comunita’
di tipo familiare, composta da sette adulti e 4 ragazzi. Praticamente
sono due famiglie e tre singles. Un modello molto centrato sul rispetto
degli spazi privati familiari e quindi molto interessante anche se
non molto emozionante.

Ho lavorato
nel loro garden (praticamente qui non si distingue molto tra orto
e giardino) che e’ molto bello. Qui fare l’orto non e’ roba da contadini
ma appunto da giardinieri. Non serve fare l’agricoltura sinergica
per piantare fiori nell’orto.

Il lavoro e’
4 ora al giorno esclusa la domenica, … con molte “cup of tea” nel
mezzo. Anche se solo 4 ore la cosa mi ha messo alla prova e in alcuni
momenti ho temuto di svenire. Ma alla fine sono rimasto soddisfatto
e anche loro.

MI hanno definito
uno “steady worker” cioe’ uno che lavora lentamente ma inesorabilmente.
Esattamente il passo che hanno gli anziani in montagna, e devo dire
anche nell’orto. Sembrano lentissimi ma alla fine della giornata hanno
fatto tutto. E infatti mi sono sentito un’energia da 70 enne. Credo
che sia l’impatto emotivo di essere qui. Dormo poco la notte.

In queste due
settimane il mio ritmo e’ stato: sveglia alle 5, lettura e scrittura
sul diario, meditazione all’aperto (ogni mattina arrivano dall’islanda
centiania di oche selvatiche in formazione), colazione, lavoro, viaggio
in bicletta al Findhorn Park (4 KM) rientro per la cena (ore 18!)
e poi a letto alle 8-9 di sera tranne quando ci sono stati eventi
raggiugibili in bici che sono andato a letto alle 11.

La comunita’
non e’ facile da contattare per un esterno perche’ vive molto all’interno
dei nuclei familiari. La mia e’ stata molto un’esperienza di stare
solo con me stesso. Prendere un sacco di decisioni su come amministrare
il tempo. Molto meditativa.

Per quel che
riguarda il nostro percorso di ricerca comunitaria vi metto qui alcuni
punti prinicpali che ho chiamato il modello Woodhead dal quale in
qualche modo possiamo trarre ispirazione:

Ø
Ecco la composizione familiare:

Ø
Hugh, Janet (>55) e figli: Rowena (12) e Francess
(17)

Ø
Steve e Carol (>55) e figli: Lionel (21) e Jason
(15)

Ø
Eileen (>55)

Ø
Sean (40), vive in una stanza in affito da Hugh

Ø
Jackie (52), vive in una stanza in affito da Hugh

Ø
La terra e’ posseduta dalle due famiglie (meta’ terra
l’una e la’altra meta’l’altra), mentre Eileen possiede la casa dove
abita. I due ragazzi hanno una roulotte ciascuno tutta per loro nel
grande prato dietro le case.

Ø
La comunita’ e’ ispirata a Findhorn. Tutti hanno
fatto esperienza con la foundation (almeno l’experience week, che
faro’ anch’io) e prima dei pasti comuni e delle riunioni aprono con
un cerchio di blessing, in cui uno doloro recita qualche frase di
ringraziamento o di benedizione.

Ø
Solo la cena e’ celebrata collettivamente nella cucina
comune. Tutti gli altri pasti avvengono nelle rispettive abitazioni.
Il mercoeld’ e la domenica sera anche la cena e’ privata per permettere
alle famiglie di stare insieme. Per questo motivo mi sono fatto da
mangiare da solo diverse volte e altre mi hanno invitato Hugh e Janet).

Ø
Il lunedi’ e’ il “giorno della comunita’”: nessuno
va al lavoro (e’ importante secondo loro non avere un lavoro da dipendenti
con orari fissi, proprio per poter coltivare la comunita’). Si cominica
con una meditazione insieme e poi si fa la lista dei lavori da fare.
Poi tutti al lavoro insieme nel garden. Alle 11.00 grande branch nella
cucina comune. Poi continua il lavoro sino alle 14.00 e alle 18 la
cena. Dopo cvena riunione di condivisione pratica ed emotiva riservata
ai membri.

Ø
Per l’economia si organizzano cosi’: fanno il car
sharing (anche se le macchine sono possedute dai singoli), pagano
100£ al mese per la spesa che e’ fatta all’ingrosso per tutti I prodotti.
Chi lavora di piu’ a casa (ad esempio Hugh che e’ il gardner e mio
“datore di lavoro”) paga di meno. L’orto provvede alla quasi totalita’
dei consumi di ortaggi.

Ø
Il lavoro redditizio a livello monetario e’ fatto
privatamente all’esterno. Ma rigorosamente in part time e con liberta’
di orari di lavoro. Hugh e’ giardiniere libero prof., Eileen segretaria,
Steve caprtentiere, Jackie counsellor, Sean consulente ambientale,
Carol pittrice.

Dunque un modello
comunitario molto “leggero”, ma loro sono cosi’ gentili e carini tra
di loro e con me… le cene sono molto brillanti, con tante chiacchere…
poi pero’ ognuno torna nei suoi spazi. Un po’ ho sofferto di questa
dinamica, avrei preferito rimanere incluso anche dopo la cena (a parte
quando sono stato invitato da Hugh e Janet).

Comunuqe credo
che questa testimonianza sia di aiuto a chi “tiene famiglia” e per
questo indugia nell’andare verso una realta’ comunitaria.

Eileen mi ha
detto che lei e’ felice di questa situazione e che anche se guadagna
meno denaro di quanto potrebbe il guadagno in termini spirituali e
umani e’ incalcolabile.

Va considerato
che la presenza di Findhorn e’ molto sentita, .. c’e’ un collegamento
che rende tutto diverso rispetto a una situazione isolata “spiritualmente”.



Il periodo comunitario di Newbold House: la main experience

Il passaggio da Woodhead a Newbold House non è stato
facile. A Woodhead mi ero abituato a frequentare il Park come principale
interesse, usando la comunità come punto di appoggio.

A Newbold House invece la distanza in bicicletta
era troppo impegnativa da fare due volte al giorno ogni giorno, e
i turni di lavoro più lunghi. Dunque niente park.

Dopo un momento di rabbia e di rifiuto che mi ha
fatto vedere diversi membri come ostili (dovendomi ben presto rimangiare
tali pensieri) ho avuto l’insight: l’esperienza da fare è qui non
nel park.

Così ho capito che i vari seminari, incontri, riunioni
del Park erano niente rispetto alla possibilità di vivere veramente
e finalmente una esperienza di comunità vera, dove i protagonisti
non sono conduttori o facilitatori ma semplici e genuini membri che
vivono e lavorano sul posto. Era l’occasione che da tanto stavo cercando.

La barriera linguistica

Devo ammettere che la barriera linguistica ha fatto
la differenza, e rispetto ai soli 10 giorni di Damanhur in Italiano
un mese di Newbold House in Inglese per certi versi mi ha dato meno
confidenza sul comprendere quello che mi è accaduto intorno.

Mi rendo conto che molte informazioni e sensazioni
provengono dai discorsi laterali, le mezze frasi, le battute, …
completamente inaccessibili al mio livello di Inglese. E anche gli
sharing (condivisioni) emotivi a volte, specialmente nelle persone
con accenti più difficili, sono caduti nel nulla.

L’inglese è stato un po’ come un vetro che mi ha
separato dal mondo… io che di vetri ce ne ho già di altra natura
rispetto alle relazioni profonde.

Nonostante tutto non mi sono dato per vinto, e spesso
quando avevo la sensazione di essermi perso qualcosa di significativo
prendevo da parte le persone dopo le riunioni per farmelo ripetere
personalmente. Del resto ho saputo che per tutti gli stranieri nei
primi anni è così: ci vogliono almeno due anni per cominciare a capire
le sfumature e ad esprimersi senza stress.

L’organizzazione

Newbold House è in pratica una casa per seminari,
dunque una piccola impresa con il suo giro di clienti che affittano
la struttura per i vari corsi di week-end e intere settimane. In più
ospita nei giorni infrasettimanali varie iniziative legate al territorio
come il Gruppo Buddista di Forres o le riunioni del Gruppo di Comunicazione
Non Violenta di Findhorn.

Da un punto di vista giuridico credo sia una associazione
senza fine di lucro (charitable trust), amministrata da un consiglio
direttivo interamente composto da membri volontari (trustees) che
non sono membri della comunità interna (per esplcita decisione). Questi
trustees rispondono personalmente dell’andamento di newbold verso
la legge e anche dal punto di vista finanziario. Un po’ come succede
al presidente delle nostre associazioni non profit.

Oltre al consiglio direttivo c’è poi la vera e propria
comunità residente che svolge tutto il lavoro quotidiano e prende
le decisioni tattiche. Le decisioni strategiche sono invece prese
in riunioni congiunte tra i trustees e i membri più anziani della
comunità residente (detti manager members).

I membri residenti lavorano internamente e oltre
al vitto e alloggio, a seconda dello loro anzianità, percepiscono
anche uno stipendio mensile che parte da 60£ e può arrivare a 200£
nel caso dei membri manager. Si diventa anziani con il passare del
tempo, non ci sono sbarramenti di altro tipo.

Per diventare membri della comunità, in pieno stile
Findhorniano, si comincia a lavorare all’interno come woofer o come
ospite pagante. In tutte le attività di Findhorn c’è sempre un passaggio
dove uno paga per poter lavorare, … “for the privilege of working
here ..
.” mi diceva qualcuno in tono scherzoso.

Detto così può sembrare tutto molto burocratizzato
ma in realtà tutto è filato liscio come l’olio nel mese in cui ho
vissuto a Newbold. I trustee anziché imporre le loro idee cercano
di stimolare la creatività dei residenti e tutto è ispirato ai principi
di Findhorn. La differenza tra membri manager, membri normali e semplici
woofers di passaggio è praticamente invisibile.

Tutti vengono considerati alla pari, e anche l’ultimo
arrivato può facilitare le riunioni di lavoro, condurre le sessioni
di meditazione e dire la sua su tutto. Questo atteggiamento di apertura
totale mi ha spiazzato. Ho capito che potevo condurre la meditazione
solo alla fine del periodo… mi ero fatto la fantasia che solo gli
anziani potessero farlo!

Un gruppo internazionale molto dinamico

Il gruppo di NBH cambia in continuazione e il tempo
medio di permanenza dei membri si stima essere intorno ai due anni.
Il record di permanenza che si raccontava era di 7 anni.

Nel momento in cui sono stato io quattro membri si
sono dichiarati dimissionari dopo circa tre anni di permanenza, per
varie ragioni , … tutte connesse a percezioni interiori sul proprio
percorso evolutivo. E’ in generale considerato fisiologico stare a
Newbold per un tempo limitato e poi continuare il proprio percorso
lasciando un po’ di sé stessi nella comunità, che cambia continuamente
i membri mantenendo la sua identità. Questo fenomeno di turn over
fa nascere molte domande ma è troppo complesso da analizzare, dopo
i primi tempi ho imparato ad accettarlo come normale.

Dunque il gruppo era così composto:


Harley & Kally (sui 60 anni). Inglesi, Fondatori
della comunità. Per molto tempo sono andati in giro per il mondo con
la loro mobile home (lui è pittore e architetto)e ora sono ritornati
a Newbold per riprendere il loro lavoro per la comunità.


Jo (30 ani circa). Inglese. Una dei membri manager.
Dimissionaria.


James (35-40 anni). Scozzese. Uno dei membri manager.
Considerato un punto di riferimento da tutti. Dimissionario.


Miles (sui 50 anni). Inglese. Uno dei membri manager,
responsabile della maintenance. Anche lui dimissionario.


Toni (meno di 30 anni) Spagnolo. Membro ordinario. Cuoco
orgoglioso di esserlo.


Anna (19 anni). Olandese. Ospite temporanea.


Eva (30 anni). Tedesca. Membro ordinario. A NBH da 6
mesi.


Alice (40 anni). Tedesca. Membro ordinario. A NBH da
9 mesi.


Jolanda (40-45 anni). Tedesca. Membro ordinario e responsabile
dell’orto.


Kate (35-40) Inglese. Lavora nell’ufficio e risiede
a Findhorn Village (non è residente)


Mary, mai incontrata perché fuori per problemi familiari


Massimo (Io, 43). Italia. Woofer


Brad (53). Australia. Woofer.


Rea (30). Germania. Woofer.


Chay Yon (26). Sud Corea. Woofer.


Regina (40). Germania. Woofer.

I potenziali inespressi del gruppo

Il clima relazionale del gruppo era fantastico. Tutti
molto attenti, rispettosi, generosi. Per due volte mi sono dimenticato
del mio turno serale di lavaggio piatti, e qualcuno mi ha sostituito
senza alcun problema. In generale vedevo che le perone si aiutavano
con grande slancio, offrendosi sempre con generosità.

Non è stato sempre così. Mi raccontavano che in estate
ci sono stati conflitti con alcune persone che ora se ne sono andate.
Le riunioni erano pesanti e la meditazione era l’unico spazio in cui
si poteva stare tranquilli.

Durante la mia permanenza l’armonia era invece tale
da risultare in alcuni momenti quasi fastidiosa. Avrei preferito sperimentare
un clima un po’ più stimolante sul piano delle relazioni, per imparare
a dire di no, a controbattere senza paura di essere discriminato e
altre varie dinamiche la cui gestione ritengo fondamentale per poter
vivere bene in gruppo.

E comunque qualcosina ho dovuto superarla. I primi
giorni non capivo nulla e per farmi prendere in simpatia ho fatto
doppi turni cercando di entrare a lavorare da tutte le parti. Poi
ho dovuto imparare a proteggere le mie energie e a fare solo quello
che mi competeva.

A causa dell’Inglese avevo spesso la sensazione che
qualcuno mi brontolasse o che ce l’avesse con me, mentre magari era
solo perché non avevo capito bene. A volte rimanevo lì imbambolato.
Poi andavo a chiedere conferma… insomma è stato impegnativo sul
piano della comunicazione.

La cosa interessante è che Harley (uno dei fondatori)
mi ha detto un giorno che il gruppo in questo momento è un po’ troppo
statico. Lui preferirebbe la presenza di qualche conflitto che animasse
un po’ la situazione. Questo conferma un po’ le mie sensazioni.

In più a questo alcuni si lamentavano che Newbold
ha un po’ perso il suo collegamento con la spiritualità di Findhorn
scivolando troppo nel “pratico”, e auspicavano un ritorno a questa
dimensione. Forse anche per questo la mia disciplina meditativa (tutte
le mattine andavo al santuario di Cluny Hill per i canti sacri e frequentavo
assiduamente le meditazioni interne) era così ben vista dal gruppo.

D’altronde la Vision della comunità era un po’ disallineata
dalla prassi del gruppo:

VISION

Siamo
un centro spirituale e di trasformazione

dove
le qualità dell’Amore e della Verità

in maniera cosciente e continua

impregnano
ogni aspetto della vita

La mia sensazione è stata che la comunità nel momento
che l’ho conosciuta aveva un grosso potenziale spirituale ancora inespresso
in termini di significato profondo del lavoro comune e della crescita
individuale nel gruppo nonché di collegamento con la spiritualità
di Findhorn.

Anche i rituali di sharing emotivo che si praticavano
ogni mattina e con più tempo il mercoledì sera, spesso raccoglievano
descrizioni prosaiche di quello che uno aveva fatto la sera prima.
Sono stati rari i momenti di intensità e di apertura. Per la maggior
parte i miei sharing erano sopra la media nel grado di messa in gioco
emotiva, e questo a un certo punto mi ha creato un disagio. Mi sono
sentito troppo protagonista.

Questa riflessione sui potenziali inespressi di Newbold
è uno dei motivi che mi attraggono a ritornare. Mi piacerebbe contribuire
alla loro espressione e sento che potrei farlo, perché la tradizione
di Newbold House è di essere aperti ai contributi di tutti. Già alcuni
woofers che ho lasciato su, hanno iniziato a proporre cose nuove.

Non posso fare a meno di riportare che Harley nell’ultima
riunione di saluto mi ha detto pubblicamente che secondo lui io incarno
lo spirito di Newbold House e mi ha dato una lettera in cui il consiglio
direttivo mi nomina resource person di Newbold House per l’Italia.

Nel momento non l’ho presa bene, .. con la mia solita
paranoia per il commercio e gli interessi nascosti. Mi è parsa quasi
una manipolazione per agganciarsi alle mie reti di contatti. Ma oggi
guardo questa sua lettera con interesse e chissà che non ne esca qualcosa.

Il lavoro a Newbold

A detta di tutti i woofers giramondo che ho
incontrato a newbold, le cose nella comunità sembravano funzionare
come per magia. Una struttura così grossa e costosa veniva portata
avanti con una routine in cui ognuno faceva la sua parte e magicamente
tutto andava alla perfezione.

Non ho mai visto
grosse tensioni, ansie, preoccupazioni. Il ritmo di lavoro era interrotto
dai proverbiali tea break e tutto scorreva tranquillo. Sfido qualunque
agriturismo ad avere un clima lavorativo del genere.

In pratica la giornata di lavoro iniziava con la
meditazione delle 8, che come tutte le meditazioni aveva una scarsa
partecipazione (2 o 3 persone al massimo, a volte solo il conduttore).
Dopo i primi giorni io ho iniziato a frequentare il Santuario di Cluny
Hill, dove si svolgevano i canti sacri dalle 7.45 alle 8.15, previa
bellissima passeggiata di un quarto d’ora nella luce dell’alba.

Poi alle 9 il meeting nella grande cucina-tinello,
quartier generale della comunità. Tutti seduti intorno al tavolo,
la candela che sfarfallava di luce sopra la tipica composizione floreale
Findhorniana. Un momento di silenzio presi per le mani… poi il facilitatore
di turno (deciso nella riunione precedente) invitava a prendere una
delle pietre sul tavolo e ad esprimere le proprie emozioni del momento
oppure passare ad altri.

Finito lo sharing emotivo veniva preso un grande
foglio dove erano segnati giorno per giorno tutti i lavori da fare.
Così ognuno si offriva per fare questo o quel lavoro finchè tutti
i turni non erano coperti. Non ho mai visto una volta un turno rimanere
scoperto per più di qualche secondo. E anche i giorni liberi (2 alla
settimana, spezzabili anche in 4 mezze giornate) erano presi molto
liberamente e senza preavviso. Tutto molto magico … si stentava
a credere di essere in un luogo di lavoro con dei clienti che pagano
per ricevere servizi standard.

Verso le 11 tea break e alle 12 la meditazione prima
del pranzo. Alle 14.30 dopo il pranzo si riprendeva il lavoro fino
alle 17,30 con la meditazione serale.

Alla sera si lavorava per sistemare la sala pranzo
e lavare i piatti, ma solo a chi era toccato il turno. Tutti si regolavano
da sè, non veniva usato alcun metodo di contabilizzazione del lavoro
per renderlo “giusto” per tutti. Ci si fidava ciecamente delle persone.
Una cosa straordinaria.

Più di una volta abbiamo fatto delle gite tutti insieme,
approfittando del fatto che non c’erano ospiti nella struttura. Altre
volte con i woofers e qualche membro siamo andati al Park per partecipare
a serate di danza o a seminari tematici o semplicemente per andare
al cinema. Tutto molto piacevole.

In conclusione

L’esperienza di Newbold è diventata una pietra miliare
nella mia ricerca comunitaria. La mia sensazione è di aver visto il
minimo di una dimensione di convivenza e lavoro collettivo superiore
rispetto a quella ordinaria sperimentabile “nel sistema”.

Ho sentito molti limiti che mi hanno impedito di
desiderare di rimanere più a lungo, ma certamente ci penso e ci ripenso
come a un possibile luogo di riferimento, e sono sicuro che presto
ci ritornerò.

A Newbold ho capito due cose: che posso effettivamente
vivere in comunità
e che la comunità di lavoro è possibile.



Cluny College e l’experience week

Arrivato a Cluny Hill College ho rivisto una camera
da letto in muratura dopo 1 mese e mezzo di vita nelle roulottes.
E posso assicurare che ho rimpianto le mie caravans. La stanza di
albergo è più anonima, meno intima. Vivere nelle roulotte è stata
una esperienza in sé stessa che mi ha tolto tante paure.

Durante l’experience week la mia già presente ambivalenza
per Findhorn è esplosa in un conflitto che ha messo anche alla prova
le mie care e simpatiche conduttrici.

Infatti mi sono reso conto di avere sviluppato
negli ultimi anni una certa rabbia verso la proposta di corsi e seminari
a pagamento che promettono di cambiare la vita alle persone. Sarebbe
troppo lungo da spiegare qui, ma in sintesi trovo incongruente che
un corso che aiuta ad uscire dal sistema sia strutturato con le stesse
regole del sistema e abbia costi abbordabili solo da chi lavora dentro
il sistema. Già prima della partenza avevo una sensazione di pregiudizio
e scetticismo. Mi sembrava tutto troppo commerciale… una grande fabbrica
di corsi new age. Entrando nella “terra santa” di Findhorn la sensazione
si è addirittura accresciuta di fronte alle innumerevoli bacheche
straripanti di proposte di tutti i tipi.

Sono entrato nel corso dell’Experience Week dopo
quasi due mesi di esperienza di Findhorn e dunque sapevo già molto
di quello che i conduttori ci spiegavano. Avevo già visitato tutti
i luoghi, ascoltato le storie, vissuto esperienze intense. Dunque
la sensazione di essere scarrozzato con il pulmino da un parte all’altra
mi ha fatto sentire un turista. Mi è risultata un’esperienza più superficiale
di quella che mi ero costruito piano piano da solo.

Inoltre a Cluny Hill le somiglianze con l’albergo
o la colonia sono notevoli. Non ci sono famiglie, né bambini, né case
private (le Findhorniane lo chiamano affettuosamente “Mother Cluny”
(mamma cluny), per prendere in giro gli uomini single che preferiscono
stare qui “presi e rimessi” rispetto a Findhorn Park dove ci sono
le case vere e proprie).

Alla fine tutta la rabbia è esplosa in lacrime in
una condivisione termo-nucleare e mi ha permesso di fare pace con
Findhorn. Adesso continuo a “pensare” che l’economia di Findhorn è
esageratamente basata sui corsi a pagamento ma non “sento” più rabbia
o scetticismo.

Dopo l’espressione della rabbia mi è risultato evidente
che a Findhorn molte cose sono gratuite, regalate e che comunque è
sempre possibile trovare una soluzione per tutto, se uno veramente
vuole. Esistono perfino le borse di studio.

Inoltre il percorso di accesso alla comunità (cioè
per diventare membri della foundation) si articola in una serie di
programmi e corsi (di cui il primo è proprio l’experience week) per
la durata di circa un anno e il costo di 5000£ (circa 7500€), che
sono più o meno il costo che chiunque deve sostenere per vivere in
una città pagando l’affitto.

In conclusione l’Experience Week mi è risultato un
po’ superficiale ma sono contento di averlo fatto perché adesso sento
come di essere stato ufficialmente iniziato a Findhorn.



The Findhorn Park

A detta di tutti il Park è “Findhorn” per eccellenza.
E’ il luogo dove tutto è nato e dove la comunità si ritrova e si riconosce.

Nel Park c’è ancora la roulotte di Eileen Caddy con
l’orto originale un tempo miracoloso (ora non più). Di fianco alla
roulotte c’è il Main Sanctuary, massimo luogo spirituale dove Eileen
raccontava alla comunità le sue guidance… voluto dalla voce …
così come i sette bungalow circostanti.

Fin dai primi giorni a Findhorn il Park ha esercitato
su di me un fascino fortissimo, che è aumentato man mano che i giorni
passavano. Sono stato molto tempo nel santuario, nel bellissimo prato
verde di fronte all’orto magico .. a scrivere, pensare, meditare.
Il solo fatto di essere lì mi pareva significativo.

A differenza di Cluny College e anche Newbold House,
il Park è un vero villaggio. Vi abitano famiglie, bambini, anziani…
ci sono le case della gente.

Non sto qui a descrivere le numerose costruzioni
notevoli che vi si trovano, rimandando per questo alle gallerie fotografiche.
Ricordo soltanto che il Park ha come centro sociale principale il
cosiddetto Community Center e come centro spirituale principale
il già citato Main Sanctuary.

Ho passato molto tempo anche nel community Center,
dove, oltre ad una bella sala rotonda al primo piano per attività
varie, c’è la cucina e la sala da pranzo di Findhorn, dimensionata
su circa 200 persone. Anche il Community Center è stato costruito
su istruzioni della voce di Eileen, con una stupefacente prova di
fede dal momento che la comunità contava poche decine di membri e
il progetto voleva appunto un dimensionamento per 200. E’ parte delle
storie di Findhorn il fatto che nella stagione successiva alla costruzione
della cucina da 200 persone queste sono veramente arrivate e la comunità
è cresciuta velocissimamente.

Tutta la storia di Findhorn e delle costruzioni del
Park è costellata di questi “miracoli”: cose comprate o costruite
facendo debiti che poi grazie alla provvidenza sono stati ripagati
con collette o donazioni fortuite. A Findhorn chiamano questo fenomeno
Manifestation, cioè l’arte di concretizzare le cose che si
rendono necessarie. E’ parte integrante della loro cultura e della
loro fede.

Il Park impressiona per la sua apertura e la sua
gratuità. Non c’è neppure una sbarra all’ingresso … tutto libero.
Chiunque può andare dovunque senza presentare credenziali e senza
pagare biglietti. Chi volesse fare azioni di vandalismo avrebbe campo
libero. Una gran bella sensazione di accoglienza… all’inizio mi
ha messo quasi a disagio.

Anche per il lavoro volontario in cucina l’apertura
è totale. Tu vai in cucina e ti offri e senza sapere neanche chi sei
ti accolgono e alla fine del turno ti danno un buono pasto. Solo una
volta mi è stato detto che non c’era bisogno, … e probabilmente
era vero in quanto domenica sera, il giorno in cui le famiglie stanno
a cena a casa.

Cullerne Garden e il lavoro come “amore reso visibile”

Una parte del Park è dedicata alla coltivazione degli
ortaggi, si chiama Cullerne Garden e merita una descrizione
a sé. A Cullerne Garden ho lavorato come volontario per 4 giorni durante
l’experience week e vi ho lasciato un pezzo di cuore. Il Garden è
bellissimo e il modo di lavorare lascia stupiti. Rimando alla galleria
fotografica per le immagini.

Desidero solo raccontare l’esperienza del lavoro
perché estende e approfondisce quella di Newbold House.

A Cullarne Garden si comincia il turno di mattina
verso le 9.10, dopo la fine della meditazione guidata nel main sanctuary.
Frotte di persone arrivate al Sanctuary in pulman da Cluny Hill, a
piedi o in bicicletta dai vari luoghi dell’area di Findhorn si distribuiscono
dopo la meditazione nei vari departements del Park, tra questi appunto
Cullerne Garden.

A Cullerne Garden ci aspettano il focalizer dell’orto
(una sorta di responsabile che ha il compito di mantenere il “focus”
sull’orto) e i membri stabili (spesso studenti dei vari corsi a lungo
termine) assegnati al lavoro nell’orto. Oltre a questi i vari “guests”,
gli ospiti temporanei e i vari volontari capitati lì per fare l’esperienza
e dare una mano.Tutti molto cordiali, amichevoli e gioviali fin dalla
mattina, con l’eccezione di qualche “orso” da scoprire con maggiore
calma.

Si entra in una sorta di spogliatoio pieno zeppo
di guanti, stivali, indumenti di tutti i tipi per il lavoro nell’orto.
Tutto molto spartano, come la campagna e l’agricoltura comandano.

Belli bardati ci si riunisce nel grande spazio verde
di fronte alla cascina e si fa il primo cerchio. Saremo una ventina…
in cerchio tenuti per mano con gli stivali ai piedi… e già questo
mi fa venire un groppo alla gola, perché entra nella dimensione del
lavoro comunitario da una porta che nemmeno pensavo esistesse.

Si tratta del tune-in o attunement,
cioè la pratica per mettersi in contatto con il proprio sé superiore
e con gli spiriti della natura per propiziare il lavoro in collaborazione
con loro e in armonia con le nostre esigenze più profonde. A Findhorn
infatti si usa il concetto di co-working, cioè cooperazione
con gli spiriti di Natura senza i quali gli ortaggi e i fiori non
possono crescere.

E’ un semplice cerchio silenzioso introdotto da alcune
suggestioni del focalizer. Poi i membri stabili dello staff enunciano
nel cerchio i vari lavori che ci sono da fare: cogliere l’insalata,
rivoltare il compost, rinnovare la pacciamatura, togliere le erbacce.
Ognuno dice di quante persone ha bisogno e alla fine tutti chiudono
gli occhi e il focalizer riassume i lavori e il numero di persone
richieste.

A questo punto ai partecipanti è richiesto di prendere
la decisione sul tipo di lavoro da fare non in base a valutazioni
razionali e nemmeno emotive, ma in base al collegamento con il proprio
sé superiore: viene scelto il lavoro che più si avvicina alla necessità
dell’anima. E’ più facile dirlo che farlo, … io ho sempre scelto
mescolando emozioni, ragionamenti e onestamente non saprei dire se
c’è stato anche qualcos’altro di più profondo.

C’è uno spazio
di silenzio perché ognuno possa scegliere passa una stretta
di mano nel cerchio e senza esitazione si va verso la persona responsabile
del lavoro scelto. Se ci sono troppe persone si ridefinisce sul momento
in modo che tutte le necessità siano coperte.

A Findhorn le scelte si prendono quasi sempre così,
by attunement come dicono loro. Addirittura il costo dei corsi
spesso è determinato dai partecipanti by attunement attraverso donazioni
oppure a scelta in un intervallo di prezzi dato.

E dunque non so se il mio sé profondo quella mattina
aveva bisogno di cogliere l’insalata, ma era venerdì, il giorno in
cui l’orto prepara le 200 cassette per le altrettante famiglie della
zona che sostengono l’agricoltura attraverso un abbonamento annuale
prepagato… non ho saputo resistere. Il fatto che gli ortaggi non
sono venduti al mercato ma attraverso un bell’esempio di economia
solidale
mi ha esaltato… volevo mettere personalmente quegli
ortaggi nelle cassette con le mie mani.

Così mi sono avvicinato al ragazzo piuttosto burbero
che coordinava il lavoro dell’insalata, … insieme a me una ragazza
molto più comunicativa.

Abbiamo preso
gli attrezzi e ci siamo incamminati verso la serra in mezzo al verde,
circondati dal solito enorme cielo di Findhorn.

Il Polytunnel (la serra) era grandissima, tutta piena
di insalatina bella verde. Con la mia esperienza di Woofer mi sono
sentito a casa e ho subito messo mano al coltello, ma il ragazzo mi
ha fermato … non era ancora il momento.

In tre presi per mano, in linea con il cuore rivolto
verso l’insalata che di lì a poco avremmo dovuto tagliare, abbiamo
chiesto il permesso allo spirito dell’insalata, abbiamo ringraziato,
e siamo rimasti un pò in silenzio.

E’ stata la comparsa di senso là dove spesso l’utilità
e l’efficienza non lasciano spazio, è stata la cura della dimenticanza,
il ricordarsi che c’è qualcosa oltre quello che vediamo e che facciamo,
… è stato tutto questo e anche altro che mi ha impressionato non
poco … e quelle mani che stringevo mi dicevano che non ero solo.

E non era nemmeno finita lì. Il ragazzo ha tirato
fuori improvvisamente un grande sorriso e ci ha chiesto di dire come
ci sentivamo, che emozioni provavamo … ancora lo “sharing”… davanti
all’insalata, con i guanti infilati nella cintura e gli stivali ai
piedi. Solo quando tutti ci siamo dichiarati pronti e tranquilli …
abbiamo cominciato.

Come si fa a non pensare come sarebbero i posti di
lavoro se tutto iniziasse così … ma forse ogni cosa avviene nel
posto giusto e non può avvenire altrove.

Nel cogliere l’insalata sentivo rinascere la dimenticanza
e l’efficienza. Ma ogni tanto mi guardavo intorno… vedevo la bellezza,
vedevo i miei compagni di lavoro…e sentivo alimentarsi una speranza.

Alle 11 un suono di campana… Tea Break!
Venti minuti di leccornie di tutti tipi in stile British: pane tostato,
marmellate, orzo, caffè, burro. E’ stato difficile per me staccare
… quanto devo ancor imparare sul lavoro!

Poi ancora al lavoro finché un’altra campana suona
il segnale della ripulitura degli attrezzi. E allora tutti vengono
fuori dai vari lavori, senza troppi indugi, … nella grande area
verde di fronte alla cascina si spazzolano gli attrezzi uno ad uno
e si inumidiscono con l’olio riciclato della cucina prima di riporli
al loro posto. Una sensazione di pulizia, di ordine non costrittivo,
… e in definitiva di bellezza… perché la bellezza a Findhorn
è di casa ovunque.

E’ difficile rendere con le parole questo senso di
“ordine” figlio della libertà e della leggerezza anziché delle regole
ferree e del controllo pesante. Ma da quelle parti funziona così.

Faccio per andare a togliermi gli stivali … ancora
una dimenticanza… il cerchio mi chiama dallo spazio di fronte alla
casa … manco solo io per il tune-out, l’attunement di ringraziamento
e di saluto.

Senza farmi troppe colpe mi precipito e sono lì a
ringraziare la terra, il sole, gli spiriti della natura e a propiziare
alla mia anima e a quella degli altri un buon cammino per il resto
di quel giorno. Gli stivali me li toglierò più tardi.

Questa stessa esperienza viene ripetuta ogni giorno,
e non solo nel Garden ma anche negli altri dipartimenti come la cucina
(dove anche ho lavorato) e non mi meraviglierei se succedesse anche
negli uffici. Perfino al cinema una volta, prima di cominciare lo
spettacolo è uscito un focalizer che ha invitato a fare il tune-in
prima di vedere il film! Anche prima del pranzo ovviamente un grande
cerchio ringrazia per il cibo e aiuta i presenti a rimanere nel qui
e ora.

Tutto questo mi ricorda molto la modalità religiosa
di sottolineare tutti i momenti della giornata con il ricordo della
presenza divina. Ma senza quel senso di pesantezza dovuto dall’obbligo,
dal dovere, dalla necessità di chiedere perdono, dal timore di Dio
che credo sia nell’immaginario religioso di molti di noi.

A Findhorn la presenza di Dio è ricordata dovunque
con bellezza e leggerezza. Non esiste il concetto di morale e
di peccato.

La Spiritualità: a Findhorn si può incontrare Dio?

Dopo tanti anni di frequentazione di ambienti New
Age, con la loro contestazione delle “religioni ufficiali” e la rivendicazione
di un rapporto molto libero e quasi anarchico-narcisistico del contatto
con il divino, considerato come energia cosmica spersonalizzata, mi
sarei aspettato di trovarne un po’ la quintessenza a Findhorn, da
dove molte idee della New Age sono partite.

Confesso che tante volte ho avuto l’impressione che
la New Age fornisca molti elementi ad ognuno di noi per “raccontarcela”
come vogliamo in fatto di trascendenza e di religione.

Nel mio passaggio a Loppiano (comunità cattolica
visitata all’inizio dei questo viaggio. Leggi qui il resoconto www.webalice.it/max.dalex/loppiano
) mi ero imbattuto nel principio esistenziale di “metti Dio al
primo posto nella tua vita
” e lo avevo vissuto male. Come un improvviso
ristabilirsi dei dogmi cattolici ricevuti da piccolo al catechismo.

E in seguito nella visita di Ananda Assisi (vedi
resoconto www.webalice.it/max.dalex/ananda
) il ritrovare un simile quasi esasperato atteggiamento devozionale
mi aveva decisamente, se pur con tutto il rispetto, allontanato dall’esperienza.

E’stata veramente una sorpresa scoprire che Findhorn
conteneva gli stessi elementi Teo-centrici di Loppiano!.

La storia di Eileen Caddy è la storia di una voce
che le si presenta come “la voce di Dio”. Non ci sono “sconti” New
Age, Dio parla in prima persona e dice cosa fare e cosa non fare in
pieno stile giudaico-cristiano.

Anche se Findhorn si è poi arricchito fin dall’inizio
di elementi panteistici (basti pensare ai Deva, gli spiriti di Natura
che hanno permesso il giardino miracoloso originale), siamo lontani
dall’”energia cosmica” spersonalizzata o all’identificazione di Dio
con la natura.

Per quasi tutti i due mesi della mia permanenza ho
frequentato ogni mattina i santuari di Findhorn per la meditazione
silenziosa e ho letto ritualmente, come facevano in molti, il brano
giornaliero della voce di Eileen (raccolta pubblicata in Italiano
con il titolo “Le Porte Interiori” di Eileen Caddy. Ed. Amrita):
Dio parla in prima persona e chiede continuamente di mettersi al Suo
servizio, di mettere Lui al primo posto nelle priorità della nostra
vita, di affidarsi a Lui con fede incrollabile ,….

Viene continuamente sottolineato che se uno crede
in Dio, se ha fede, se serve Lui, tutto ciò di cui necessita gli sarà
dato. La metafora evangelica dei “gigli di campo” e degli “uccelli
nel cielo” è pienamente sposata dalla voce che parla ad Eileen.

Confesso che se avessi letto questo libro fuori da
Findhorn lo avrei gettato dalla finestra come l’ennesimo tentativo
di plagiare la gente con illusioni sul pensiero positivo, sulla super
semplificazione della vita, sulla gioia che è già dentro di te
ma non te ne sei ancora accorto
, che “non importa qual è il
problema, Amore è la risposta
”, ecc.

Ma Findhorn è una realtà… non sono solo
parole … non è solo un libro… e non ci sono solo seminari di fine
settimana che ti insegnano come essere felice. Lì c’è qualcosa che
esiste da 43 anni e io c’ero dentro dalla testa ai piedi. Quella gente
non torna a casa il lunedì… vive lì.. ha deciso di vivere così. Per
me questo fa molta differenza.

Fede (Trust) è una delle parole più usate… Fede,
Amore, Spirito, Anima …

La cosa veramente singolare è che da una impostazione
così teocratica come quella disegnata dalla guidance di Eileen (che
comunque contiene in sé molti elementi della New Age, .. “Le porte
Interiori “ non è proprio la Bibbia J)
sia potuta nascere e svilupparsi una comunità così libera, aperta,
accogliente verso tante diversità culturali e per nulla gerarchizzata.

A Findhorn non ci sono né sacerdoti, né iniziati
e non ci sono ortodossie spirituali. C’ è molta, molta apertura, da
rimanerne disorientati. Direi che è una comunità “laicamente molto
religiosa”.

Esistono diverse “pratiche” spirituali che spesso
si sono depositate qui nel tempo attraverso l’attraversamento di tante
persone che hanno regalato quello che conoscevano. Findhorn si è creata
come una montagna per deposito di tanti piccoli contributi provenienti
da tutte le parti del mondo.

Oggi si praticano poche meditazioni guidate e i fantastici
canti sacri di Taizè di cui parlerò di seguito, mentre dei rituali
di attunement ho già parlato in precedenza.

L’immersione in questo misticismo mi ha fatto bene.
Ho ripreso contatto con la dimensione “spirituale” che dopo tanti
anni di Biodanza avevo un po’ messo da parte per dare maggiore risalto
alle emozioni e alle relazioni. Non che la Biodanza non abbia una
dimensione Trascendente, ce l’ha eccome, ma è diverso … non riesco
a esprimerlo bene con le parole in questo momento. La Biodanza contiene
un retrogusto di materialismo scientifico mai superato e la “sua visione
metafisica è piuttosto confusa”, come mi ha detto un giorno Dorlì
Signor, il noto sacerdote cattolico e conduttore brasiliano di Biodanza
e Argilla.

Una mano sulla
spalla …

Così una mattina dopo i canti di Taizè ho ripreso
la strada per tornare a Newbold House. Avevo ancora nel corpo le vibrazioni
del canto. Entrato nel bosco ho sentito il desiderio di alzare gli
occhi e guardarmi intorno… c’erano alberi alti fino al cielo…
ero dentro a una natura di una bellezza da togliere il respiro. Mi
sono come cadute le braccia, e le gambe già nella fretta di arrivare
in orario alla riunione si sono fermate,… sono rimasto lì a bocca
aperta, … con un solo pensiero ben fermo nella mente “Ma qui ….
è bellissimo..”

Non so quanto sia durato … ma poi le gambe si sono
rimesse in moto mentre le lacrime cadevano a terra come pioggia battente
e il respiro si faceva ansimante “va tutto bene…tutto va bene” mi
ripetevo. E ho visto la mia vita scorrermi dentro come una cosa perfetta,
senza errori, senza intralci di sorta… non so che altro dire, se
non che ho avuto l’impressione che qualcosa mi abbia toccato. Se credessi
in Dio potrei forse dire che quella mattina proprio Lui, mi abbia
messo una mano sulla spalla.

Poi con il tempo ho dimenticato … ma non del tutto.

I canti sacri di Taizè

Il primo vero incontro con la spiritualità di Findhorn
è arrivato una sera qualunque, inseguendo una qualunque della attività
gratuite in programma, il Candle Light Singing, presso il santuario
di Cluny Hill.

Mi ha accompagnato Eileen della comunità di Woodhead,
… con la macchina, di notte. La stanza illuminata dalle luce tremolante
delle candele era piena di gente seduta in cerchio in maniera ordinata,
e il silenzio era caldo e armonioso. Non capivo bene ma mi piaceva.

Leo & Stella, i conduttori … lei con una bambina
piccolissima in grembo sembrava un angelo. Hanno messo sul pavimento
di moquette 4 cartellini: Bass, Tenor, Alto e Sopran… poi
sono iniziati a girare i libretti con le partiture… tutti erano
molto a loro agio, sembravano averlo fatto tantissime volte.

Poi Leo ha iniziato a spiegare agli uomini il primo
canto… semplice, brevissimo… molto simile a quello che io conosco
come Mantra. Prima la linea dei bassi poi dei tenori.. già l’idea
di essere un tenore mi incuteva un po’ di timore, ma ero in mezzo
agli uomini, … con le donne di fronte… e questo già mi dava una
sensazione che qualcosa di speciale stesse per accadere. Mi sentivo
al sicuro in mezzo a tutti quegli uomini di Findhorn, … avevo un
ruolo, una posizione, un’appartenenza.

La separazione tra uomini e donne nel cerchio aveva
una forza antica, pre-culturale, archetipica.

Poi Stella, diafana, incorporea, angelica… aiutandosi
con le mani disegnava nell’aria gli intervalli della melodia femminile
per contralti e soprani. La sua voce tenue, ferma e acuta di vera
cantante contrastava con l’approssimazione delle voci delle altre
donne… in modo molto simile a quanto accade in una chiesa durante
la messa.

Pochi minuti di introduzione e poi il canto ….
Inizialmente gli uomini all’unisono nella linea dei bassi … poi
le donne… e a poco a poco le 4 voci si sono liberate nello spazio.
La mia paura di sbagliare sarà durata al massimo trenta secondi…
poi mi sono ritrovato come Alice nel Paese delle Meraviglie a cadere
in un altro universo ….

Quelle voci che si aprivano negli intervalli della
polifonia a 4 linee, aprivano anche un varco nella crosta della realtà
materiale, … la potenza e la forza vibrante degli uomini, l’altezza
e la chiarezza del canto femminile di madri e sante… improvvisamente
e inaspettatamente come all’arrivo di una cavalleria celeste tutte
le schiere di pensieri negativi, di paure e di ansie, di aspettative
e delusioni si ritiravano lasciando invadere la mia coscienza da un
pianto profondissimo, rotto, convulso, divinamente ispirato e disperato.

Il senso, quel senso che con così grande fatica stavo
cercando si era presentato lì, e parlava con le voci di tutti e di
nessuno.. inclusa la mia.. che era più pianto che canto.

Per quasi due mesi, ogni mattina all’alba ho lasciato
la mia roulotte per incamminarmi verso Cluny Hill… 15 minuti di
freddo pungente, di prati, alberi e fiori e di cieli rosso fuoco.

Entravo in silenzio nel santuario, leggevo la guidance
del giorno di Elileen Caddy e poco dopo arrivava il focalizer del
canto. Poche parole, … il numero del canto nel libretto e subito
le voci prendevano il sopravvento. Ho pianto e pianto e pianto, …
ogni mattina, .. con la stessa profondità da stordimento. Ormai non
mi vergognavo nemmeno più, e lasciavo che le lacrime mi impastassero
le labbra, … uscivano anche dal naso, e forse perfino dalle orecchie.

Erano solo 30 minuti, ma rimanevano stampati dentro
di me per tutta la giornata… e non vedevo l’ora di ritornare in
quel santuario che ho amato sempre di più, fino al giorno della mia
partenza.

Come tante cose di Findhorn, anche questi canti provengono
da fuori, e soprattutto dalla Comunità Cristiana di Taizè, nel sud
della Francia (www.taize.fr), che
poi ho scoperto essere molto nota anche in Italia.

Ho cercato di ascoltare le registrazioni dei canti
in vendita a Findhorn e anche scaricabili da Internet, ma non è possibile
registrare quell’esperienza fuori dal suo contesto. Alla fine non
ho portato a casa nessun CD, ma solo partiture, con la fiducia incrollabile
che avrei saputo riportare a casa l’esperienza costituendo un gruppo
esperenziale di uomini e donne per cantare e pregare insieme. E questo
tentativo è attualmente in corso.

Il silenzio dei santuari e la bellezza delle candele

A Findhorn i santuari sono i luoghi di spiritualità
per eccellenza. Sono molto belli, … di una bellezza che si percepisce
con tutti sensi e che forse non si può vedere del tutto in fotografia.

Intanto colpisce
(rispetto alle chiese e rispetto alle mie esperienze di percorsi esoterici)
la disposizione circolare … nessun altare, … nessun punto privilegiato
occupato da officianti… solo il cerchio e il centro del cerchio.

Questo centro è segnato, custodito, occupato da una
grande candela bianca che si alza come un asse portante su una deliziosa
composizione floreale fresca e viva, immersa nell’acqua. Questi fiori
disposti con così tanto amore testimoniavano il calore della comunità
anche quando nel santuario non c’era nessuno.

E oltre alla bellezza mi impressionava il silenzio.
C’era un silenzio speciale, qualcosa quasi più che acustico. Direi
un silenzio accogliente, avvolgente.

Nel Santuario del Park l’ultimo giorno ero entrato
per fare un bilancio di tutta l’esperienza e cercare di stabilire
un qualche collegamento da portarmi a casa, insieme alla candela colorata
fatta a mano dai Findhorniani sull’isola di Erraid appena comprata
allo shop.

Solo di fronte alla candela accesa, assorto nell’emozione
meditativa del ritorno, ho sentito penetrare nel silenzio del santuario
il rombo di uno dei tanti aerei militari che continuamente sorvolavano
il Park. Eppure mi è sembrato come se quel rumore in realtà rimanesse
fuori, non potesse entrare, si affacciasse semplicemente alla finestra
senza turbare.

Ero già sul pulman che da Forres mi portava a Inverness.
Mi stavo allontanando dopo due mesi dalla Baia di Findhorn, per tornare
chissà dove a casa mia. Quando ancora dal finestrino si poteva vedere
lo specchio d’acqua della baia ho avuto un’intuizione … ho tirato
fuori la candela di Erraid dallo zaino e l’ho tenuta con le due mani…
poi ho sentito la presenza della candela accesa del Santuario del
Park… ho chiuso gli occhi .. era lì al suo posto dentro il santuario,
ma io potevo annullare la distanza… forse era solo suggestione…
ma l’emozione era vera… ho sentito che qualcosa entrava nella mia
candela… e mi sono tranquillizzato. Qualunque cosa quella candela
accesa di Findhorn avesse significato per me poteva seguirmi, ero
collegato… o forse completamente suggestionato da tante esperienze
e tante emozioni.

La comunità e la famiglia

Quante volte prima di partire mi sono sentito dire
che la mia ricerca di comunità è una fuga dall’intimità familiare,
dalla responsabilità di avere dei figli. Io mi sono sempre difeso
bene, ma un tarlo da qualche parte ha sempre trovato posto dentro
di me.

Così l’ultimo giorno girando per il Park, avendo
ormai la sensazione di aver visto e conosciuto quel che si poteva
conoscere e vedere … con la tensione abbassata mi sono chiesto.
E ora? Come potrei continuare ora a stare qui? Era la solitudine che
parlava …

Mi sono sentito solo, perché al di là di tante esperienze
e tante novità ho sentito che per stare lì avrei dovuto farmi una
famiglia.. trovare una donna e forse anche avere dei figli.. per vivere
a Findhorn tutti insieme.

Mi è venuta un’immagine … come se cercassi di raggiungere
la cima di una montagna. Io ho iniziato la salita partendo dal sentiero
della comunità, dalla consapevolezza che una compagna o una famiglia
non avrebbero mai potuto soddisfare la mia sete di senso. Mi rendevo
conto adesso che il mio percorso mi aveva condotto all’imbocco di
un’altro sentiero di scalata, quello che parte dalla consapevolezza
che la comunità non basta, che l’appartenenza non può essere, almeno
per me, a livello di singolo, … che la famiglia e la comunità sono
interdipendenti ed entrambe necessarie… assolutamente non alternative.
Che la comunità per me può essere solo una comunità di famiglie e
non di persone sole. Ho raggiunto l’imbocco di questo sentiero dall’interno
della montagna, vedendolo come un’uscita anziché un’entrata.

Ho sentito che avrei potuto facilmente buttarmi nei
mille fiumi di interessi, impegni, progetti che scorrono a Findhorn,
e che questo buttarmi avrebbe potuto nascondere bene la mia solitudine.

Così in quella stradina asfaltata nei pressi della
casa di paglia ho dovuto fermarmi ed estrarre il mio taccuino per
registrare l’intuizione, in piedi, … con il cuore in gola. Avevo
trovato una chiave.

E’ stata la scoperta dell’acqua calda, l’uovo di
colombo, .. ma ciò non toglie l’importanza che avuto per me questa
presa di coscienza. Sono tornato a casa con la voglia di rinsaldare
la mia relazione e non per ritornare sulle mie scelte, ma anzi per
rinforzarle.

Per me oggi è chiaro che famiglia, relazioni, figli
e comunità sono un’unica una cosa inseparabile, come di fatto dovrebbe
essere nella società civile contemporanea. E la mia fantasia è che
siano state le candele di Findhorn a farmelo capire.

Findhorn e Damanhur

Trascorrere 10 giorni o anche due mesi in un posto
non fornisce in realtà grosse informazioni su quel posto, ma piuttosto
sulle sensazioni che risuonano dentro stando da quelle parti in quel
momento. Dunque non ho in realtà un’idea affidabile sulle reali differenze
e somiglianze tra Findhorn e Damanhur, ma certamente ho l’esigenza
in questo mio ricapitolare le esperienze di metterle a confronto rispetto
al mio immaginario.

Stando a Findhorn ho pensato costantemente a Damanhur
(vedi i resoconti www.webalice.it/max.dalex/damanhur
), perché in questi due luoghi ho respirato qualcosa che è vicino
a quello che cerco. A volte è stato curioso vedere come a volte gente
di Findhorn mi si è stretta intorno per ascoltare i miei racconti
di Damanhur, come i bambini che ascoltano le fiabe.ù

Di seguito ho giocato a tirar giù alcune somiglianze
e differenze. Ce ne sarebbero molte altre ma ho bisogno di fermarmi.

Findhorn uguale
Damanhur


La profondità storica

Findhorn
e Damanhur sono entrambe comunità con una importante profondità storica,
30 e 40 anni, e dopo un po’ che si sentono i racconti della gente
si comincia a capire che fa una grossa differenza quando più di una
generazione ha vissuto in un luogo.


Radici in eventi soprannaturali

Entrambe hanno all’inizio della loro storia eventi
soprannaturali e nessuna delle due può per questo essere assimilata
ad un eco-villaggio né ad una comunità intenzionale, anche se entrambe
appartengono alla rete GEN degli eco villaggi.

A Findhorn Dio ha parlato a Eileen dandole una precisa
missione riguardante la Nuova Era dell’Umanità, a Damanhur Falco è
stato inviato da un futuro di 600 anni per compiere una missione di
“salvataggio” verso l’umanità. Anche se in tutte e due si fa molto
per la sperimentazione e l’uso di tecnologie e metodi sostenibili,
questo non è l’obiettivo fondante ma solo il corollario di qualcosa
che parte da dimensioni metafisiche.


L’uso della “magia” e il pensiero metafisico

Per questo motivo in tutte e due le comunità oltre
alle tecniche ingegneristiche e architettoniche si lavora con la magia,
cioè con la trasformazione della realtà attraverso processi non legati
alle leggi materiali.

A Damanhur esiste una teoria metafisica molto ricca
e articolata che ha permesso la nascita di una Fisica Esoterica
con la corrispondente tecnologia magica e le sue incredibili costruzioni
di templi, lanciatori di satelliti temporali, e chissà quali altri
dispositivi monumentali e artistici.

A Findhorn si lavora invece con la fede e la devozione
e con le cosiddette Leggi della Manifestazione (Manifestation
Laws) teorizzate da David Spangler. Anche se non è consueto vedere
la preghiera, la fede e la devozione come una forma di magia, in realtà
per come sono “usate” a Findhorn non vedo problemi a considerarle
tali.

Le Leggi della Manifestazione teorizzano un Universo
di configurazioni di eventi possibili che non sono poi molto distanti
dalla Geografia Temporale di Damanhur. A Findhorn come a Damanhur
è stabile l’idea che il caso non esiste, e che tutto quello
che succede si “adatta”, per così dire, a u significato che si dipana
verso un obiettivo spirituale. Tutto ha un senso. E’ l’idea della
sincronicità di Jung con espliciti riferimenti di Spangler alla meccanica
quantistica (a David Bohm in particolare).

A Findhorn si compra una casa senza avere i soldi
se si ritiene che questa sia necessaria allo sviluppo del proprio
sé superiore, perché si sa che in tal caso i soldi arriveranno “per
forza”, o per meglio dire “per legge”: la realtà si piega di fronte
alla fede come le acque del Mar Rosso si aprono di fronte a Mosè.

Beninteso che nei dettagli le due filosofie e le
due scienze sono diverse e forse inconciliabili, ma a livello paradigmatico
ci trovo molte somiglianze.

La gente a Findhorn esce di casa convinta che quello
che gli accadrà non è casuale, cerca di sentire la sua guidance, prende
decisioni “by attunement” e si affida alla provvidenza. A Damanhur
si usa la “planchette” e i vari metodi mantici per capire cosa fare
e dove andare.


La complessità e le opportunità creative

Altra questione che imparenta le due comunità è la
complessità della struttura e il numero di membri, in parte derivata
dalla lunga storia di entrambe (anche se Damanhur ha più del doppio
di abitanti di Findhorn. Si parla di 800 persone inclusi i simpatizzanti
che vivono nella zona).

A Damanhur ci sono un universo di attività legate
ai percorsi esoterici, alle imprese di produzione, ai laboratori artistici,
al volontariato, … solo conoscerne un elenco richiede un grosso
impegno. A Findhorn c’è meno strutturazione (solo pochi departements:
Cucina, Garden, Home Care, Maintenance) ma nella Wider Community esistono
un infinità di gruppi di interesse, comitati, associazioni e anche
piccole imprese che si riconoscono appartenenti alla comunità.

Insomma in nessuna delle due c’è il pericolo di fossilizzarsi
tutta la vita su una attività, o su un gruppo di persone e anzi sembra
che ci sia il “consiglio” di cambiare ambiente pur rimanendo all’interno.
Inoltre la grande varietà produce occasioni e opportunità per esprimere
la propria creatività in innovazioni, nuovi percorsi, personalizzazioni.
Ovviamente ciò non è possibile in piccole comunità con pochi membri
e con una struttura semplice.


Il valore dell’”azione”

Sia Falco che Eileen Caddy (e ancor di più suo marito
Peter) hanno fondato le comunità dando un alto valore al lavoro e
all’azione.

A Findhorn i primi livelli di formazione spirituale
sono essenzialmente turni e turni di lavoro. Uno studente con il quale
una volta ho parlato mi ha confessato che a volte si è sentito un
po’ preso in giro “ pago per lavorare …”.

A Damanhur Falco risponde a chi chiede in cosa consiste
la Meditazione di Damanhur che è sostanzialmente azione e lavoro pratico.
Qui il lavoro è veramente onnipresente e con ritmi ben più accelerati
di Findhorn, ma a livello ideale l’azione e il lavoro è il fondamento
della crescita spirituale per entrambe le comunità.

Findhorn diverso
da Damanhur


Apertura e Protezione

A Findhorn si rimane impressionati
per l’apertura e la libertà che vi si sono formate. Le regole sono
veramente poche e tutte di buon senso. L’ideale di accogliere tutte
le possibili diversità, pur con vari gradi e sfumature sulla radicalità
dell’approccio, è onnipresente. (Anche se all’inizio non era così.
Peter Caddy ha fama di essere stato un po’ autoritario: era il capo
indiscusso).

Quando lavori ti dicono “noi
facciamo così, ma se tu hai un altro modo che ritieni migliore per
te… fallo pure”

Quando arrivi nel Park nessuno
ti ferma, ti chiede chi sei… tu entri (non ci sono neanche i cancelli)
e vai DOVUNQUE, inclusi i santuari.

A Damanhur al contrario è
tutto protetto e non si può andare da nessuna parte se non si è accompagnati.
Molti luoghi e molte cose sono riservate agli iniziati e di alcuni
sono sicuro che non si sappia neanche l’esistenza. Appena arrivi ti
spiegano che non puoi fumare nemmeno all’aperto e ti danno un pass
come visitatore. Se ti trovi ad essere in un posto dove non sanno
chi sei (perché magari ti sei dimenticato di mettere in vista il pass)
subito qualcuno si precipita a informarsi su chi sei e che cosa fai
lì: “Sai che non puoi fumare? Hai visitato il tempio?”


Il Cerchio e la Piramide: parità e gerarchie

A Findhorn tutto è circolare,
ma non solo per ragioni energetiche e tantomeno esoteriche, ma soprattutto
perché il cerchio significa condivisione e parità. Ognun punto ha
la stessa importanza e tutti ci stanno dentro alla pari. Il modello
geometrico dominante è quello di una fratellanza orizzontale.

Per questo anche solo pensare
a qualcuno che “comandi” sugli altri appare un’eresia. Per denotare
un coordinatore usano il termine “focalizer” che significa qualcuno
che mantiene l’attenzione degli altri su qualcosa, ma lungi da lui
pensare di avere un ruolo gerarchico o di poter ordinare qualcosa.

I più importanti responsabili
della comunità li ho incontrati a lavare i piatti nella cucina con
me.

A Damanhur, pur essendo presente
il cerchio, la partecipazione democratica, esiste una struttura iniziatica
che di fatto regola l’accesso alla conoscenza attraverso un percorso
fatto di livelli: solo chi arriva a un certo livello può conoscere
certe cose.

La differenza può essere
ricondotta al fatto che a Damanhur la spiritualità è molto direzionata,
convergente, ben definita ed ha un maestro vivente dal quale si diparte
un percorso a tappe verso stati sempre più profondi di contatto con
sé stessi. “Per questo motivo”, dice Falco, “non è possibile dare
certe conoscenze in mano a chi non si è opportunamente preparato per
riceverle, potrebbe essere pericoloso per lui e per gli altri.”

A Findhorn invece non c’è
una vera ortodossia né tantomeno scuole di iniziazione. Nell’area
convivono approcci diametralmente opposti, gente che segue propri
percorsi e propri maestri distinti da quelli “ufficiali” anche se
in genere compatibili con questi. La formazione è di tipo psicologico
tradizionale (anche se con metodi avanzati) mentre per gli aspetti
spirituali ci si affida molto a una pratica devozionale e meditativa
pochissimo strutturata. Non ci sono scuole, livelli, officianti, sacerdoti.
Tutti sono alla pari, anche se con diversa “anzianità” di esperienza.


Il sentiero e la libertà

In molti momenti ho sentito
questa destrutturazione e libertà Findhorniane come un limite.

Il mio immaginario è che
andando a Damanhur uno entra in un percorso ben segnato dove trova
molti appigli e molti aiuti per la sua evoluzione qualora si senta
in sintonia con gli insegnamenti di Falco.

A Findhorn invece si è un
po’ lasciati a sé stessi. Dopo i 12/13 mesi di formazione dove si
è in pratica studenti (forse qualcosa di simile al progetto “100 cittadini”
di Damanhur che dura però solo 6 mesi) non c’è una continuazione.
Tutto finisce con l’ingresso nella comunità.

Dopo ci sono moltissime possibilità
di continuare il proprio sviluppo personale, sia per le occasioni
stesse della vita comunitaria che per il fatto che da lì passano i
migliori terapeuti/sciamani/conduttori del mondo. Ma non esiste un
percorso segnato e retto da un maestro.


I ritmi di lavoro: Un Popolo in guerra … e aria
di Sud.

Si è detto che le due comunità
sono basate su lavoro (come la Repubblica Italiana J),
tuttavia il ritmo è molto diverso.

A Damanhur si ha difficoltà
a trovare uno spazio vuoto per sé stessi e per la propria famiglia.
Il lavoro retribuito, gli impegni nelle varie scuole iniziatiche,
i turni di volontariato e i turni nei nuclei comunità alla fine sembrano
occupare molto di più delle 24 ore disponibili (ahimè anche a Damanhur
J ) giornalmente.

Un ragazza durante i miei
10 giorni mi disse scandalizzata “Questo è un popolo in guerra!”,
e in effetti, a conoscere meglio la loro filosofia lo sono davvero.
Sono in guerra contro il “Nemico” (un’entità metafisica protagonista
della loro mitologia), … una guerra magica per vincere la quale
non si possono disattendere certe scadenze, certi eventi che accadono
una volta sola come l’apertura di brecce nello spazio-tempo o altre
cose del genere. In particolare questa guerra obbliga a costruire
dispositivi e a fare azioni ben precise.

Per dirla con parole meno
fantascientifiche, a Damanhur c’è un progetto unico e ben definito,
e tutti sono coinvolti al 100% in questo (anche se esiste una possibilità
di cittadinanza “satellitare” con il Progetto Val di Chy, una
sorta di “Wider Community” Damanhuriana: vedere sul sito di Damanhur
per dettagli www.damanhur.it ).

A Findhorn il lavoro è molto
decontestualizzato dai risultati e dall’efficienza. Si è molto nell’idea
che lavorare fa bene soprattutto a chi lavora, prima ancora che produrre
delle cose. Non esiste un vero progetto comunitario così stringente
come a Damanhur. Per questo motivo i ritmi sono più blandi: circa
6 ore al giorno, inclusi due lunghi tea-break.

A Woodhead un ragazzo che
era stato per un periodo a Damanhur a scambio lavoro mi ha detto “mi
volevano uccidere questi italiani!”. A Findhorn, paradossalmente,
tira aria di Sud.

Su questo punto mi interrogo
da quando sono sbarcato in Scozia. Da una parte mi piacerebbe far
parte di un “Popolo in Guerra”, perché questa tensione comunitaria,
questo stringersi insieme per costruire qualcosa di difficile, ..
questo senso di urgenza, di avventura, di mistero e di rischio è quello
che vado continuamente cercando nei romanzi, nei film di fantascienza
e anche nelle composizioni musicali.

Dall’altra parte la paura
di entrare sotto stress, di “consumarmi” in una azione che toglie
il respiro mi tiene ancora a distanza. Come avevo già scritto dopo
Damanhur, è impossibile capire cosa ci sta veramente dietro senza
entrarci dentro. Ma chi avesse intenzione di riposarsi … non vada
a Damanhur.


L’ambiente naturale: la Valle chiusa e la Baia aperta

Certe caratteristiche precedenti
si ritrovano nel clima e nel paesaggio. Damanhur è incastrato in una
valle, che per di più si chiama “Chiusella” e non per caso. Il clima
è molto freddo d’inverno essendo vicino alle Alpi. In Gennaio c’erano
8 gradi sotto zero ed era considerato buono.

Findhorn è in un posto incantevole,
con orizzonti a 360°, fiori, prati, boschi. Dovunque ci sono enormi
spazi liberi e il cielo sembra più grande. Il clima è abbastanza mite,
difficilmente si scende sotto la zero e la neve è sempre meno frequente.

Una delle cose che mi tengono
un po’ a distanza da Damanhur è l’ambiente naturale un po’ stretto,
il territorio scosceso, anche se ovviamente non l’ho visto tutto.
Ad esempio la zona del bosco sacro con i Km di circuiti di pietre
dovrebbe essere diverso.

Ad ogni modo, per non far
torto a nessuno,posso dire che il paesaggio di Findhorn lo preferisco
addirittura a quello Toscano della mia terra.


Diverse Economie: Comune e Federazione

Un ultima differenza che
mi sembra di aver notato riguarda l’attività economica.

A Findhorn la Foundation
(il nucleo della comunità) si presenta come una “organizzazione per
l’educazione spirituale”. Le risorse economiche sono date quasi esclusivamente
dai 15.000 studenti che ogni anno vanno a frequentare i loro corsi,
dall’Experience Week su su verso i programmi più lunghi e complessi.

I soldi finiscono nelle casse
della comunità che poi paga i vari membri con una allowance
(la paghetta) mensile di 200 £ (300 €) uguale per tutti, più ovviamente
vitto e alloggio e servizi comuni.

Anche Damanhur ha un settore
di formazione e educazione con tutti i vari corsi (degni dei romanzi
di Harry Potter), ma durante la mia residenza mi è sembrato che questo
sia un’attività marginale. Il grosso delle risorse economiche viene
da lavori produttivi più convenzionali: commercio, libera imprenditoria,
artigianato, impiego pubblico….

I soldi li guadagnano le
persone individualmente che poi li versano nelle casse del nucleo
comunità per le spese di casa e in quelle federali della comunità
proporzionalmente al proprio reddito ricevendone in cambio vari servizi.
Dunque ognuno ha un guadagno diverso.

Questa diversa modalità economica
ha forti ripercussioni sulla struttura della comunità. A Findhorn
a volte sembra di essere veramente in un Campus Universitario. La
stragrande maggioranza delle persone che si incontrano sono studenti
dei vari programmi a lungo termine (3/6 mesi).

Più volte mi sono confrontato
con il paradosso che a Findhorn gli studenti vengono per sperimentare
la comunità che poi è fatta in gran parte da loro stessi. D’altronde
una delle principali missioni “istituzionali” di Findhorn è quella
di essere luogo di formazione spirituale per le persone.

A Damanhur invece i visitatori
sono una piccola minoranza e ben riconoscibile (dal “pass” e dallo
sguardo un po’ perso J
). Il popolo di Damanhur è fatto da Damanhuriani, con i loro nomi
di animali e piante e la loro organizzazione burocratica ben strutturata.
Nei 10 giorni di Luglio in cui sono stato ho conosciuto meno di 10
ospiti, ed è la stagione di punta. A Findhorn potrei forse invertire
il conteggio, ed era bassa stagione.

Conclusioni

Ho trovato a Findhorn molte cose, e il passaggio
nel Nord della Scozia mi ha cambiato e mi sta cambiando. Tante intuizioni
e tante decisioni sono maturate e si stanno attualmente sviluppando.

Mi chiedo a questo punto come continuare questo percorso.
Sicuramente il percorso continuerà in una forma più familiare e meno
solitaria.

Findhorn e Damanhur rimangono per me i punti di riferimento
e spesso mi sento quasi a un punto di scelta tra i due, perché nelle
loro parti comuni si incontrano molte delle mie necessità.

Esiste anche tutto il filone del co-housing (sul
modello Woodhead) e della Agricoltura Sociale (sul modello earth-share
di Findhorn) che sto esplorando con alcuni amici, mentre è ancora
viva la ricerca nell’area degli Eco Villaggi e dei movimenti di Decrescita
Felice.

Tutto questo comunque, dal mio ritorno da Findhorn,
è condotto con uno spirito nuovo, che lascia spazio alla divina provvidenza,
alle Manifestation Laws e alla guidance interiore.

Ma l’inquietudine non si è assopita.

Riferimenti

Libri


Eileen Caddy, “Le porte Interiori”, Ed. Amrita


Eileen Caddy, “Il mio volo verso la libertà”,
Ed. Amrita (autobiografia di Eileen).


Alex Walker, “The Kingdom Within, a guide to the
spiritual work of the Findhorn Community
”, Findhorn Press

E’ il miglior libro che ho visto per avere informazioni sulla storia,
sui modelli, sulla filosofia. E’ usato anche internamente per la formazione
dei nuovi membri della foundation.


David Spangler, “Everyday Miracles”, Ed.Bentam

E’ la bibbia delle leggi della manifestation. L’autore è stato condirettore
di Fidhorn per tre anni. E’ un libro fatto molto bene con un approccio
razionale a fenomeni metafisici. E’ fuori stampa, si trova solo usato
su Amazon. Non costa molto.

Siti Web


Per i voli low cost www.ryanair.it


Per gli autobus low cost in Scozia: www.megabus.co.uk


WOOF, per lo scambio lavoro alla pari, www.woof.org


Findhorn (portale generale), www.findhorn.org

All’interno si possono trovare altri siti collegati quali quello della
New Findhorn Association (NFA), che dà il senso della comunità allargata
con i suoi sorprendenti servizi auto-organizzati.


Newbold House, www.newboldhouse.org


L’organizzazione degli orti sociali di Findhorn, www.earthshare.co.uk


Damanhur (portale generale) www.damanhur.it

2 responses to this post.

  1. Posted by manuel on settembre 15, 2013 at 7:19 pm

    Ciao! Grazie per questo resoconto.. mi è piaciuto molto e mi ha incuriosito.. mi potrestidire meglio i costi di soggiorno sia a Findhorn che nelle comunità vicine ad esempio Newbold House. Cioè se io ad esempio lavorassi 6 ore al giorno ( o le ore che bisogna fare) quando dovrei comunque pagare settimanalmente?? grazie mille🙂

    Rispondi

  2. Posted by Giorgio De Martino on settembre 6, 2015 at 10:56 pm

    Grazie Massimo per questi resoconti degni di un fieldwork etno-antropologico!
    Qualche giorno fa ero ad all’Università di Aberdeen (per un congresso universitario) ed è riapparso il nome della “magica comunità di Findhorn” di cui sento parlare sin dagli anni ’70!
    Spero che tu abbia proseguito il viaggio…
    Auguri!
    Giorgio

    Rispondi

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