Scambio lavoro a Damanhur

10 Giorni a Damanhur:

tra lavoro, comunita’ e fantascienza

1-10 Luglio 2005

di Massimo D’Alessandro

Appena tornato dall’esperienza di Damanhur sono pieno di informazioni, di emozioni e di riflessioni. E’ stata un’esperienza complessa, vissuta contemporaneamente su più piani:

· Il piano emotivo/relazionale: come mi sono sentito io rispetto alle mie dinamiche interne, le mie paure, le mie aspettative, le mie debolezze le mie attitudini relazionali. Sono veramente strutturato per poter vivere in comunità?

· Il piano fisico: come ho reagito a 10 giorni di lavoro manuale di 6/7 ore al giorno. Mai fatto nulla di simile nella mia vita. Posso veramente a 42 anni riconvertirmi da un lavoro intellettuale che faccio da sempre a un lavoro con piccone, pala e carriola? Il mio fisico resiste?

· Il piano delle osservazioni e delle riflessioni: : che riflessioni mi ha procurato l’esperienza, che ispirazioni ho avuto, quali punti di forza e quali punti critici ho evidenziato. Potrei decidere di vivere a Damanhur?

· Il piano delle informazioni: Dove sono stato di preciso? come funziona Damanhur (DH)? Com’è strutturata al comunità? Come si prendono decisioni? Come funziona l’acquisizione dell’energia? Ecc.

· Il piano esoterico-spirituale: la fantascientifica storia di Damanhur e il ruolo del fondatore, Falco. I templi, i rituali, …. Tra Matrix e Guerre Stellari.

Cosa ho visto a Damanhur

La “vita umana” in Damanhur: I Nuclei Comunità

Damanhur si estende in una zona molto ampia. Quando uno va a visitare Damanhur, approda alla sua capitale Damjl (damìl), che viene anche impropriamente chiamata “Damanhur” anche dai damanhuriani stessi.

Damjl è il centro di Damanhur, e da lì sparse sul territorio per un raggio di un 20 Km si trovano le varie case e le altre costruzioni. La maggior parte sono immerse nella natura, in luoghi selvaggi, vicini al bosco o proprio al suo interno.

Damjl dà poco il senso sociale di Damanhur. E’ un sito abbastanza addossato alla strada e delude un po’ le aspettative del visitatore che si aspetta qualcosa di molto più complesso. E’ un luogo di rappresentanza e sede degli uffici di governo e delle varie segreterie. Questo lo avevo già sperimentato a Gennaio.

Dalla reception partono le visite guidate come quelle che abbiamo fatto a gennaio. Tutto sembra regolato con efficienza “metallica”. Non si avverte molto il senso “caldo” della comunità e nemmeno i segni di una società alternativa ai canoni del sistema. Al di là dei contenuti, i “linguaggi” e gli stili di comunicazione usati sono molto simili all’efficientismo di una qualunque azienda che vende servizi.

In realtà Damjl ha anche una potente valenza esoterica, ma difficile da percepire per chi non ha delle particolari sensibilità al mondo sottile (come me) e certamente custodisce dei segreti non rivelabili ai visitatori.

La vera vita “umana” di Damanhur si trova però altrove, là dove vivono le persone, nei cosiddetti nuclei e nuclei comunità (la differenza è un po’ per numero di persone e un po’ per convenzione).

Di fatto un nucleo comunità è composto al massimo di una 20ina di persone che abitano una grande casa con qualche annesso abitativo. Il nucleo è una comunità e forse potrebbe anche vedersi come piccolo eco-villaggio.

Da quello che ho capito in Damanhur si trovano circa 43 nuclei (!) di cui una ventina sono considerati comunità. Ogni nucleo gode di ampia autonomia e si lega amministrativamente agli altri nella forma di una federazione di comunità.

Questa è la situazione attuale, ma nei trenta anni di storia damanhuriana anche la struttura è cambiata molte volte e nulla fa credere che non cambi ancora.

Di qui si capisce come la complessità di Damanhur sia molto maggiore di quella di un eco-villaggio o di una comune come può essere Bagnaia.

Il Nucleo di “Magilla

Tra i vari nuclei comunità, quello che mi ha accolto si chiama “Magilla”. L’accordo era di lavorare 8 ore al giorno e di avere un giorno libero alla settimana (ma no la domenica) in cambio di vitto e alloggio.

La facciata di Magilla, edificio principale

Magilla si trova a circa 12 Km da Damjl, nelle colline che si affacciano sulla pianura di Ivrea. E’ circondata da boschi e vi si arriva per strade sterrate, … finalmente qualcosa che assomiglia di più alla mia idea di eco-villaggio: lontano dal traffico, dalle strade, e con un bel bosco intorno!

Magilla vista dal mio box. In primo piano l’orto.

La piazza di Magilla

La zona di Magilla si chiama Tentyris, ed è una della zone boscose di Damanhur. Oltre a Magilla vi si trovano “Dendera” (a poche decine di metri su un terrazzamento), “Casa del Lago” e “Porta della Luna”.

Il nucleo di “Dendera“, a poche decine di metri da Magilla.

Il nucleo di “Casa del Lago” con la bandiera Damanhuriana

La casa è molto grande, con tre piani di cui uno dedicato agli spazi comuni (piano terra) e gli altri due alle stanze private. Oltre al corpo centrale altre casette di legno (di cui una sull’albero) completano gli spazi privati.

C’è poi un orto recintato, un pollaio, un recinto per le capre e uno per i maiali.

Di fronte alla casa una bella piazza di auto-bloccanti nuova di zecca. Nelle immediate vicinanze, dopo un tratto di bosco una impressionante piattaforma rocciosa si para su un panorama molto bello: naturalmente è considerato un posto magico. Io ci ho praticato meditazione quasi ogni mattina.

Questi nuclei-case mi ricordano la cultura rurale come ho sentito raccontare dai miei nonni, dove i grandi caseggiati contenevano famiglie allargate allo stesso tempo autonome e collegate da rapporti di solidarietà e di scambio.

Durante la mia permanenza ci sono state diverse visite, un compleanno e addirittura una grande festa danzante con invito a tutti i nuclei della federazione.

Una bellissima stanza privata di Magilla

Il gruppo di Magilla

Il Nucleo di Magilla è composto di 18 persone di varia età: si va dai 2 anni di Jaele agli 81 di Nino, il padre di Gorilla con il quale ho subito legato attraverso la comune passione per l’orto. Insomma un gruppo ricco di diversità sia come età che come esperienze.

I Damanhuriani si danno quasi sempre nomi di animali e cognomi di piante. All’inizio per me è stata una cosa strana e anche difficile da ricordare. Ho rischiato spesso di storpiare i nomi delle persone chiamandole con il nome di un altro animale simile: ad esempio ho sudato freddo quando ogni volta mi veniva da chiamare “Anatra” con il nome di “Oca”!

Eppure dopo qualche giorno posso testimoniare che quelli erano i loro veri nomi, e che gli animali corrispondenti non c’entravano nulla se non per una sorprendente somiglianza. Una volta ho sentito Anatra che lavorando in cucina e rovesciando un piatto si è detta da sola “Anatra… ma che fai?”… In effetti i loro nomi di battesimo ormai sono roba del passato.

Così nel gruppo c’è Gorilla Eucalipto, Huski Vaniglia, Anatra, Capra Carruba, Cavallo, Ciprea, Nàiade, Barbagianni, Argo, Ornitorinco, Cigno Banano, Ippopotamo, Suricato e altri che hanno ancora il nome di battesimo. Nello scriverli li sento molto vicini, mi sembra di vederli (a parte Cavallo che non ho conosciuto).

Mi rendo conto che se leggessi questo scritto mi farei di loro, attraverso i nomi di animale, una previsione completamente sbagliata. Una delle cose che mi ha stupito è la “normalità” dei Damanhuriani, la loro semplicità e la loro umanità. Credo che il nome di animale sia un gioco, non è una cosa pesante del tipo “animale totem” o roba del genere. E’ forse un modo per aiutare il cambiamento e l’apertura di nuovi orizzonti personali. Ma la somiglianza della persona con il suo nome dell’animale in certi casi è sorprendente!

L’autosufficienza energetica di Magilla

Ogni nucleo ha degli obiettivi/missioni particolari che vengono scelti dal gruppo e Magilla è un sito sperimentale per l’autosufficienza energetica. Ecco i dati tecnici che ho raccolto con Gorilla, il super-esperto del gruppo e anche titolare di una cooperativa che si occupa proprio di questo (Solerà, 348-8721684, gorilla@damanhur.it):

· Impianto fotovoltaico sul tetto e di fronte alla casa, nonché in uno spazio separato nei dintorni. Fornisce il 35-40% di elettricità: In parte accumulata in apposite batteria (a 24v, in grado di alimentare le luci dell’abitazione in caso di mancanza elettrica notturna), in parte utilizzata direttamente di giorno con un Inverter che vende all’Enel il sovrappiù in tempo reale. Permette un risparmio di 250€ a bolletta corrispondente a un recupero degli investimenti in 6-7 anni.

· Turbina idroelettrica, sempre collegata alle batterie a 24v.

· Acquedotto Privato, con un impianto a norma (a raggi ultravioletti) per la potabilizzazione dell’acqua di una sorgente locale. Serve anche il vicino nucleo di Dendera.

· Tubi Solari sottovuoto ad alto rendimento per l’acqua sanitaria. Per produrre l’acqua calda senza grossi ingombri.

· Caldaia a combustione interna turbo compressa alimentata a legna. Gorilla mi dice che su queste caldaie c’è attualmente molta evoluzione per raggiungere efficienza e usabilità molto elevate.

Tecnologia magica e tecnologia foto-voltaica fianco a fianco a Magilla

Tra Matrix e Guerre Stellari: l’imbarazzante storia e filosofia di Damanhur

La filosofia e l’esoterismo di Damanhur sono imbarazzanti, questo è il termine che mi sembra più appropriato. L’imbarazzo proviene dal fatto che non ci si può credere ma neanche non credere.

Falco e le sue scarpe consumate

Ricostruisco la storia da tanti frammenti che rimetto inseme con difficoltà sicuramente operando delle semplificazioni e degli errori.

La storia racconta che Falco, il maestro della comunità, fa parte di un consiglio galattico che 600 anni nel futuro a partire da oggi prende atto della distruzione ecologica degli esseri umani sul nostro pianeta e quindi l’imminente trasferimento dell”attenzione” della divinità su altri esseri.

Falco non si rassegna e decide di tentare di salvare l’umanità tornando indietro nel tempo ai nostri giorni e costituendo un popolo di iniziati (Damanhur) che attraverso opportune tecnologie magiche riesce a cambiare il flusso degli eventi creando il cosiddetto “distacco dei piani”, cioè la costruzione di un flusso temporale alternativo che possa definitivamente cambiare il futuro dell’umanità rispetto al flusso principale nel quale questa sarà distrutta.

E per farlo usa tecnologie fantascientifiche, in un misto di magia e tecnologia, .. con una teoria Fisica –Esoterica ricca e articolata, che vede il tempo come un territorio navigabile (si parla di Geografia Temporale) e che appronta cabine per il trasferimento di persone e oggetti da e verso altre epoche.

La storia dell’uomo è molto più antica di quanto è accaduto sul nostro pianeta, dove gli esseri umani sono arrivati come colonie di un impero galattico. Si parla di colonizzazione umana della terra risalente a circa 2 milioni di anni fa, dunque molto prima della comparsa della forma Homo Sapiens (datata al massimo a 100.000 anni fa).

Del resto l’”essere umano” non è una caratteristica del corpo, ma dell’anima. E dunque esistono e sono esistiti essere umani con struttura somatica diversa a seconda delle condizioni ambientali di vita.

La razza umana (che è tale non per genetica ma per matrice spirituale, in quanto derivante dalla “divinità primeva uomo”) ha da sempre dovuto combattere con un Nemico (l’impero del male?) “non umano” contro il quale ha purtroppo perso almeno due importanti “guerre magiche” che l’hanno ridotta ad una condizione molto difficile, tanto che il nemico è in qualche modo presente dentro tutti noi.

E mi fermo qui per brevità.

Dunque qui siamo a livello di quella scena di Matrix dove Neo prende la pillola e scopre che tutto quello che ha vissuto fino a quel momento è in realtà una Simulazione Neuronale Interattiva mentre la vera realtà è tutt’altro, … e c’è una guerra in corso tra uomini e non-uomini.

I primi giorni la sensazione è stata simile a quella di Neo. Poi sono riuscito un po’ a tranquillizzarmi leggendo tutto quello che ho potuto sull’argomento).

La storia non è credibile, ma Falco parla con cognizione di causa. I suoi ragionamenti sono molto razionali, la sua fisica-esoterica è condivisibile sul piano cognitivo, e lui stesso non si dà arie da guru. Parla come un professore universitario più che come un maestro spirituale. Si veste in maniera mimetica, non potresti mai pensare di individuarlo se qualcuno non te lo dice l’ho sempre visto con scarpe dalla tomaia consumata …(mia madre non me lo avrebbe mai permesso J) .

Nelle 4 conferenze che gli ho visto fare non sono riuscito a beccarlo in fallo.

Poi ci sono le persone del Nucleo e di Damanhur in generale. Pensare che queste cose siano roba da folli o da ingenui plagiati comporta un’offesa verso persone che non hanno alcun segno di plagio e tantomeno di ingenuità.

Dunque da qui nasce l’imbarazzo … e non è risolvibile … l’unica cosa che sono riuscito a fare e sospendere il giudizio a lasciare le cose per aria. Questo mi ha consentito di chiedere l’adesione al popolo spirituale di Damanhur (un’adesione leggera che comporta solo il dichiararsi un ricercatore spirituale) e quindi poter partecipare ad alcuni riti di cui uno all’interno del tempio dell’uomo: molto suggestivo, di cui ancora tengo piacevolmente nella memoria le immagini, i suoni e i movimenti.

Emozioni, Osservazioni e Riflessioni

Un viaggio “oltre cortina” …

Alla partenza per Damanhur avevo molto chiaro che questa volta non si trattava di una semplice visita dall’esterno ma di qualcosina di più.

Dentro di me aveva preso spazio la metafora di “andare oltre cortina”, cioè di andare oltre il confine del “pensato”, “desiderato”, “immaginato”, “fantasticato”, “progettato” e prendere contatto con una realtà comunitaria “reale”, dove tutti i dubbi e desideri che appartengono al mio presente su questo argomento risiedono ormai nel passato (a volte remoto) delle persone che avrei incontrato.

Si è trattato quindi di una sorta di viaggio nel tempo, in un tempo futuro dove tante volte mi immagino finalmente come membro integrato di un gruppo comunitario. E quale metafora può essere migliore per Damanhur se non quella di viaggiare nel tempo?

Emozioni contrastanti …

Durante i 10 giorni di permanenza ho navigato in uno stato emotivo alquanto instabile. Passavo dall’entusiasmo di aver finalmente trovato quello che cercavo, alla voglia di scappare via, al senso di frustrazione e reclusione per essere isolato dal mondo, alla commozione per sentirmi in famiglia, alla sensazione spiacevole di non essere bene accetto, alla domanda “ma che ci faccio qui in mezzo a questi pazzi?”, al desiderio di ritornare il prima possibile con una qualche proposta di inserimento.

Parlando con i membri della comunità ho avuto conferma che per alcuni di loro questa sindrome è durata per mesi. In alcuni casi addirittura per anni.

Dieci giorni sono nulla, soprattutto perché comunque io ero un ospite lavorante e non un membro reale del gruppo. Ma quello che ho sentito mi fa sospettare che al momento di decidere, di lasciare un mondo per entrare in un altro (qualunque esso sia), ci sarà da attraversare un grande oceano di emozioni contrastanti rispetto al quale ciò che ho provato è soltanto il mediterraneo. Solo quando questo mare si sarà calmato, si potrà veramente capire qualcosa.

Dopo il primo impatto in cui ho sentito molto imbarazzo, impaccio, vergogna, grazie anche all’accoglienza dei miei ospiti mi sono sciolto e alla fine giravo liberamente per la casa aprendo sportelli e consumando il cibo come se fosse mio. Sapevo dove stavano le cose e potevo liberamente prendere iniziative riguardanti le pulizie, la cucina, il frigorifero e gli arnesi da lavoro. Certo sono stati molti i momenti che “mi sono sentito a casa”, ed è stato significativo. Mi ha dato fiducia nella mia intima compatibilità con la vita comunitaria.

Li guardavo e pensavo … “e se fosse questa la mia famiglia? E se questo fosse l’Eco-villaggio in cui ho deciso di vivere?” A volte mi generava commozione e euforia, altre volte ansia. E’ durato così fine alla fine.

In conclusione ho capito che non è possibile prevedere o sapere più di tanto se non provando veramente. Alla fine la decisione comporterà un grande rischio esistenziale e non ci si potrà soltanto basare sul sentire ma anche molto sull’auto-disciplina e la valutazione razionale della realtà.

Ho conosciuto una ragazza che stava lì già da qualche settimana. “Io non andrò più via da qui” mi ha detto il primo giorno lasciandomi di stucco. Eppure dopo pochi giorni il suo sentire la convinceva a mollare tutto e se n’è andata praticamente prima di me.

Il lavoro manuale …

Sono partito con una bella dotazione di guanti da lavoro e di indumenti atti all’uopo. Temevo molto che mi venissero richiesti dei lavori che non sapevo fare, e più di tutto che non sarei riuscito sostenere fisicamente un lavoro muscolare per 8 ore al giorno. Già l’esperienza con la piccola comunità in Umbria mi aveva messo dei dubbi in proposito (vedi “L’orto vuole l’uomo morto”).

……

con Nino e la carriola …

In effetti i primi giorni ci ho dato dentro di buona lena con zappa, badile e piccone. Insieme con Nino (il padre ottantenne di Gorilla) abbiamo rimesso in sesto l’orto (bello grandino) ri-zappandolo e riseminandolo tutto nonché togliendo a mano le erbacce. Poi sono riuscito convincere la responsabile dell’orto (Capra Carruba) e Nino stesso a creare in una zona non ancora coltivata una serie di aiole sinergiche a pettine.

Mi sono successivamente dedicato a dipingere il salotto con rullo e pennelli, a ripiantare alcuni pali di recinzione della zona dei maiali, a liberare la fonte da cumuli di sabbia e altre cosette del genere tra cui naturalmente un bel di pulizie casalinghe straordinarie.

Il top è stata la creazione di una aiuola di contenimento di sabbia, avanzata dai lavori del vialetto di autobloccanti, che ho avuto l’ardire di decorare con la scritta “magilla” fatta con le pietre.

Al terzo giorno avevo le bolle alle mani (malgrado i fantastici guanti che avevo comprato), una bella stanchezza fisica una fame e una sete fuori dal normale. Sentivo che il mio fisico si stava adattando a un nuovo modo di funzionare, meno di testa e più di muscoli.

La cosa curiosa è che vedevo, con il passare delle ore, che i lavori manuali rendono di più di quelli fatti al computer. In tre o quattro ore riuscivo a fare cose che avevano una chiara importanza mentre solitamente stando ore e ore davanti al computer ho la sensazione di non aver combinato nulla. Mah …

Ero talmente determinato a mettermi alla prova che alla fine nessuno si è accorto che era la prima volta che mi cimentavo in una storia del genere, io, intellettuale di professione fin dalla prima elementare.

Quando l’ho detto a Nàiade l’ultima sera mi ha molto gratificato dicendomi che lei non l’avrebbe mai detto che era la prima volta che facevo lavori manuali. E’ stata una vera iniziazione, mi ha fatto più piacere di quando mi sono preso la Laurea in Informatica (Naiade e suo marito Barbagianni sono due super esperti di cose manuali: giardinaggio, cucina ecc.).

Foto di gruppo impossibile, il lavoro esterno e la sindrome della “casalinga”

Avendo sempre e solo partecipato a gruppi-seminario, a gruppi-lavoro o a gruppi-vacanze, l’unico modello che avevo in testa era quello. Dunque lavorare insieme, uscire insieme, mangiare insieme, fare una bella foto di gruppo finale tutti insieme.

Invece le cose si sono svolte in maniera diversa. Praticamente erano rari i momenti in cui tutti i componenti erano presenti. Ognuno faceva un lavoro diverso, con diversi orari, aveva impegni extra-lavoro diversi e ovviamente una diversa vita privata. Alcuni erano via per vacanze o per lavoro, e dunque sono arrivati parecchi giorni dopo o sono andati e poi ritornati.

Durante il giorno c’erano i “turni di nucleo”, cioè un membro della comunità la mattina e uno il pomeriggio rimaneva a casa per preparare il pranzo (la mattina) e la cena (il pomeriggio) e per fare manutenzione ordinaria della casa. Altri avevano incarichi specifici sulla cura degli animali (oche, galline, capre, maiali). Dunque io mi ritrovavo spesso a lavorare da solo e ad aspettare sera perché gli altri ritornassero.

……

Con Barbagianni, Shama e Ciprea

All’inizio ( e non solo) la cosa mi ha messo in crisi, … ho percepito una dispersione eccessiva. Poi mi sono reso conto che in una comunità ognuno ha anche i suoi ritmi e non è detto che si debba per forza stare sempre tutti insieme. Ad esempio la domenica sera o il sabato sera ognuno esce con gli amici o le fidanzate ecc.. Mi pare ovvio a pensarci .. ma nel momento sono rimasto un po’ spiazzato.

Il sentirsi come “una casalinga” è poi derivato dal fatto che il lavoro per me era principalmente solitario ed esclusivamente contenuto nello spazio della casa, che tra l’altro era molto isolata dal resto di Damanhur. Aggiungendo che non avevo mezzo proprio e che dovevo raccomandarmi per un passaggio si arriva al senso di “casalingo” nella sua accezione più limitativa, ma a volte anche in quella positiva di custode della casa.

E’ stato curioso sentire più di una volta il desiderio che quando gli altri membri della comunità fossero tornati dal lavoro avrebbero trovato pronto quello che avevo fatto durante il giorno. Ci contavo che se ne accorgessero …

Con Marlin, Elia, Ippopotamo, Anatra e la piccola Jaele.

Questa situazione di rara presenza contemporanea del gruppo è dovuta soprattutto al fatto che nessuno lavora all’interno del nucleo ma tutti hanno lavori esterni, in Damanhur o addirittura fuori dalla federazione. Inoltre essendo la casa molto distante dal luogo di lavoro non è fattibile tornare per pranzo, .. ognuno si arrangia come può.

Con Nàiade in cucina

Anche a colazione ognuno si arrangiava e ci si incontrava a gruppetti casualmente. La stessa cosa succedeva sia per il pranzo che per la cena. A cena si creavano spontaneamente diversi turni e alla fine, prima di andare a letto, si era comunque riusciti a incontrare e salutare tutti.

Già a Bagnaia mi aveva colpito che più del 50% del gruppo lavorasse fuori…evidentemente è il caso che riveda i miei stereotipi comunitari. Non lo dico solo per rassegnazione ma piuttosto per “ispirazione” … l’esperienza mi ha indotto a riflettere.

Va detto però che il ritmo di lavoro incalzante e la completa assenza di attività lavorative (considerate tali) all’interno del nucleo sono tra i principali punti di perplessità che mi sono rimasti (vedi dopo).

Una comunità non è un gruppo: il clima relazionale

Continuo a chiamarlo gruppo, ma questo di Magilla (e di qualunque altra situazione come questa) è in realtà una famiglia allargata, non un semplice gruppo. Queste persone vivono qui, alcune da 20 anni altre ci sono nate (anche se ogni tanto a damanhur è consigliato spostarsi di Nucleo) e dunque l’idea di gruppo mi sembra inadeguata.

La sala da pranzo principale di Magilla apparecchiata per cena

Ancora nella mia testa ci sono tanti stereotipi, legati ai gruppi di Biodanza e a tutto il resto che ho già detto, dove l’affettività è molto legata a un’emotività a fior di pelle che ha sempre tempi brevi, dopodichè ognuno torna a casa sua. Dunque all’inizio il clima mi è sembrato cordiale, ma la dispersione delle presenze fisiche mi ha dato l’impressione che la casa fosse un porto di mare e che ci fosse un certo distacco emotivo tra i membri.

Con l’andare del tempo questa sensazione è diminuita senza peraltro mai scomparire, ma l’osservazione delle dinamiche tra le persone mi ha sempre restituito un clima rilassato, solidale, cooperativo. Ho sentito solo un paio di volte alzare la voce ma la cosa si è sempre risolta facilmente e senza strascichi.

Era sorprendente vedere le persone tornare tardi dal lavoro la sera sempre con il sorriso, a volte accusando verbalmente stanchezza ma mai di cattivo umore. Sempre qualcuno pronto a offrirsi per aiutare.

Anche la rilevazione di alcune mancanze (ogni tanto qualcuno si è scordato del suo turno o roba del genere) è sempre stata tranquilla, accogliente e tollerante. Questa cosa mi ha molto colpito e molto sollevato dai tanti racconti di conflitto che mi sono arrivati circa la vita in tanti in una stessa casa.

Le regole e la tolleranza

La tolleranza e l’accoglienza della diversità è stata una bella scoperta. L’ho percepita nei tanti racconti che ho avuto il piacere di ascoltare e l’ho vista anche all’opera.

Ad esempio il vegetarianesimo non è praticato ma è ben accolto. Un membro della comunità è vegetariano e convive con una situazione dove si “ingrassa il maiale” per poi ucciderlo e macellarlo e si tira il collo alle galline. Non c’è un vero adeguamento, ma semmai un rispetto reciproco senza pretesa di imporre le proprie idee. Chi non vuole uccidere o mangiare gli animali, non è tenuto a farlo.

Piccolo gruppo a pranzo: Marco, Adam, Suricato, Barbagianni e Nàiade

Le regole di comportamento sono molto basate sul buon senso, tranne alcuni divieti assoluti come il fumo e la non partecipazione a brevi rituali di nucleo riservati ai residenti (forse agli iniziati).

Per quanto riguarda il fumo, per sua natura, non è contenibile in uno spazio privato se non attraverso una assurda ghettizzazione del fumatore. Altra cosa è mangiare carne, bere vino, farsi il caffè cose facilmente contenibili in comportamenti individuali senza arrecare danno a nessuno. Confesso che questo divieto assoluto di fumare l’ho accolto con molto piacere.

Care e normali persone di buon senso …

Nelle piacevoli serate che ho trascorso a chiacchierare su qualsiasi cosa, dalla filosofia del loro maestro, alla politica italiana, alle cose della vita … nulla avrebbe potuto indicare che ero a Damanhur e non tra amici da qualche altra parte.

Quello che mi ha sorpreso in fatti è la normalità delle persone che ho incontrato. Se uno considera che hanno nomi di animali e piante, che praticano la magia, che credono nei viaggi del tempo, che scavano templi nelle montagne, che costruiscono strutture megalitiche nel bosco … insomma … non si aspetterebbe certo di incontrare gente comune.

E quando dico comune intendo nel senso positivo del termine: nessun integralismo o ideologia ossessiva, molto buon senso, conoscenza delle cose del mondo, senso pratico, generosità, ascolto, rispetto. Certo dico comune … mi rendo conto che dovrei forse dire “non comune”, … ma è da tempo che frequento solo una parte della società e quindi per me queste cose sono comuni.

Il fatto che prima di mangiare purifichino il cibo, che a volte si ritirano a fare preghiere a gruppetti a cui gli ospiti non possono partecipare non cambia di nulla questa realtà di gente comune e di buona volontà.

A questo proposito devo raccontare un aneddoto. Avevo pensato di offrire una sessione di Biodanza la domenica sera prima di ripartire. Allora il sabato durante la festa da ballo organizzata dal nucleo per festeggiare l’inaugurazione della strada e della piazza, mi sono avvicinato a Formica (una dei Re Guida di tutta Damanhur) per invitarla alla sessione di Biodanza…

Formica, Husky e Gorilla

Ora Formica, oltre appunto a chiamarsi Formica, è Re Guida cioè guida politica e spirituale di un movimento che ha come obiettivo il cambiare le sorti dell’umanità viaggiando nel tempo, i cui membri si dedicano ad apprendere le arti magiche e i viaggi astrali, con un maestro che proviene da 600 anni dal futuro, con un ospite alieno (Enkidu) che si “addensa” nel territorio sotto le spoglie di un gorilla ..e in più l’ho vista durante un rito con una tonaca colorata e una corona da regina in testa (ed era un rito serio, non un teatro) … Dunque Formica, alla mia richiesta di praticare Biodanza ha corrugato la fronte e con atteggiamento preoccupato .mi ha detto.. “ma non ci farai mica fare qualcosa di strano?”….

Danze scatenate sulla piazza di Magilla

Ed è stata proprio la festa a fugare tutti i miei dubbi sulla rigidità di queste persone. E’ stata una vera festa come uno se l’aspetta, con tanta musica vitale, tante danze scatenate e divertenti, tanta birra e sangria e tante belle donne vestite come piace a noi uomini (di qualunque credo religioso J ).

Tutto offerto con generosità dal “mio” nucleo, attraverso una gestione largamente inefficiente della riscossione dei biglietti di ingresso e della vendita delle birre(rispettivamente 1€ e 2€) presa con piacevolezza “ma si va bene così … abbiamo offerto noi (più di 300€)… è stata una bellissima festa siamo contenti …”. Per uno attaccato ai soldi come me è stata una bella lezione!

Doveroso dire che in una giornata che metteva pioggia fin dalla mattina, è stato acceso un fuoco rituale sulla cima del dosso antistante la casa per propiziare il bel tempo. Alla fine ha fatto solo due gocce sotto un cielo che minacciava tempesta … Ho detto a Gorilla, che per tutto il giorno si era affannato ad alimentare il fuoco, “ma allora funziona!” e lui un po’ ironicamente ha risposto “perché … avevi dei dubbi?”.

I punti critici e l’”effetto Damanhur” ….

Durante un passaggio da Damjl a Magilla a bordo del “trottolo” il pulmino di Damanhur a servizio dei cittadini (e degli ospiti) io unico passeggero ho proposto una mia riflessione a Cervo Volante (l’autista).

A ben vedere lo stile di vita dei Damanhuriani è molto accelerato. Tutti scappano via presto la mattina per il lavoro e rientrano tardi la sera, stanchi. Poi oltre al lavoro ci sono le scuole di meditazione, le riunioni dei gruppi, i turni di volontariato per la croce rossa e la protezione civile. Insomma, a detta di tutti c’è poco tempo per sé. C’è il desiderio di poter stare un po’ di più a casa.

Inoltre per vivere a Damanhur è necessario un reddito di almeno 1000€ al mese (se vuoi anche macchina e cellulare forse 1200€). Questo perché i costi per la costruzione e la manutenzione dei templi sono molto alti e dunque la contribuzione ricade sui singoli (anche se so che ci sono ammortizzatori sociali inclusi, come la cassa maternità e varie forme di previdenza. Nonché un sistema proporzionale al reddito e una certa flessibilità di venire incontro a casi particolari… e il fatto che i figli sono a carico dell’intera comunità). Questa necessità di reddito “convenzionale” scoraggia il lavoro “non direttamente retribuito in denaro”, come ad esempio il lavoro diretto sulle necessità della casa come nei modelli di “decrescita e sobrietà felici” (vedi).

A vedere dall’esterno si potrebbe concludere che il damanhuriano è stressato, come un qualsiasi manager di città con il quale condivide le stesse difficoltà. Eppure le persone non sembrano stressate, ma solo stanche e a corto di tempo, … sono di buon umore e disponibili alla relazione con gli altri.

Il fatto è che su tutta Damanhur aleggia qualcosa di incomprensibile per un visitatore, che ho appunto chiamato l’”effetto damanhur”. E’ impossibile capire cosa sente veramente un damanhuriano senza esserlo. La componente magica ,il maestro, la missione, il lavoro esoterico non possono essere tenuti fuori dal conto, ma non è possibile vedere Damanhur con gli occhi di un damnhuriano.

Cervo volante mi ha guardato e mi ha detto … bravo, hai centrato il punto!

Detto questo credo comunque che sia presa in considerazione la possibilità di modificare qualcosa (ho anche letto un articolo in proposito sul Quotidiano di Damanhur (QdQ: qui damanhur quotidiano) sulla mancanza di tempo delle persone.

Parlando con alcuni membri del nucleo hanno convenuto che in effetti sarebbe meglio che qualcuno potesse stare più a lungo in casa, che si potesse un po’ riequilibrare il lavoro esterno con quello interno. E comunque in alcuni nuclei meno “imprenditoriali” di Magilla sembra che sia già così.

Personalmente queste questioni sono quelle che più mi spaventano:

· Dover guadagnare un bel po’ di denaro e quindi ritrovarmi a fare qualcosa che magari non mi piace pur di avere soldi.

· Tornare in un ufficio, lontano dalla natura. Cosa dalla quale sono già scappato una volta ( la cravatta di Argo una mattina mi ha un po’ turbato).

· Non avere tempo per me e avere la sensazione (che ho purtroppo anche adesso) di non avere mai tempo per fare le cose e coltivare le relazioni e gli interessi

Ma … come ho già detto, in tutto questo manca l’effetto damanhur, … di cui però non posso tener conto.

A Damanhur … tutto è possibile

La sensazione che si ha venendo man mano a conoscere la complessa organizzazione di DH è che da quelle parti sia tutto possibile. Se tu hai un’idea che ha qualche chance di divenire concreta e che può essere inserita nel progetto complessivo, allora puoi realizzarla. A costo però di lavorarci giorno e notte …

La mia proposta di Orto Sinergico è stata ben accolta tanto che sono finito sul quotidiano di Damanhur!

..

Apparso sul QDQ !

Purtroppo questa sensazione mi ricorda le tante delusioni che ho avuto in altri contesti associativi e organizzativi, dove col tempo questa intuizione ha lasciato il posto alla rabbia.

Ma non posso fare ameno di pensare ai miei fantascientifici progetti di “squadre di pronto intervento relazionale da affiancare alle forze dell’ordine”, o al progetto di “Biodanza in discoteca per una rieducazione dei giovani all’esperienza dello “Sballo” in forma integrata e senza uso di sostanze”. Confesso che sono convinto che da quelle parti potrei anche trovare qualche folle che si metta in società con me per fare cose come queste.

L’unione fa la forza

Come mi hanno fatto notare, 20 persone che condividono una stessa spesa alimentare, gli stessi impianti e che fanno un lavoro che rende sopra gli 800€ al mese costituiscono una grande forza economica. Sono in grado di sostenere prestiti e mutui e di fare un sacco di cose.

Questa cosa che ho visto lì realizzata, è quello che da sempre io e Paolo prevediamo nei nostri sogni comunitari. Dunque sembra proprio possibile.

Conclusioni

Dieci giorni sono pochi per trarre delle conclusioni.. Certamente mi sono riportato a casa un’impressione positiva. Damanhur potrebbe anche essere per me un punto di arrivo un giorno.

Poco prima della partenza ho lasciato a Nino un paio di pagine di appunti su come tirare avanti l’orto sinergico. Ciprea avendolo visto mi ha fatto una serie di complementi e ha concluso dicendo “ma se fai così ti adottiamo ….”. Beh, … era proprio quello che volevo sentirmi dire.

Da quando sono tornato ogni giorno ricarico il mio “braccialetto di popolo” che come ricercatore spirituale e sostenitore dell’ecologia del pianeta ho pensato di potermi meritare (si fa domanda e un piccolo rituale di ammissione).

Sono ripartito da Magilla con il forte desiderio di ritornare, magari con qualcuno dei miei progetti pazzeschi da proporre alla loro attenzione.

2 responses to this post.

  1. Posted by Mariel on agosto 17, 2010 at 3:32 am

    Ma lo sai? Alessandro e’proprio quello che cerchero’ di fare dopo le mie esperienze oltre oceano di volontariato.. trovare una comunita’ da poterci vivere.. a misura di Mariel
    Ti leggo volentieri, ora che ti ho ritrovato, (in effetti ogni tanto ti pensavo.. e mentre ti leggo ho la risposta a molte mie domande e le rifflessioni non sono poche.
    un sorriso colorato
    Mariel

    Rispondi

  2. Posted by mirco on dicembre 25, 2011 at 9:54 am

    complimenti per l’ottima esposizione

    Rispondi

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