Le Nebbie di Damanhur

Le Nebbie di Damanhur…

Riflessioni al ritorno da Damanhur, 26 Gennaio 2005
(Massimo)

Finalmente, dopo tanta attesa, siamo andati a Damanhur. L’esperienza è stata intensa e non è facile rimetterla in parole.

Al ritorno da Loppiano mi rimase un’immagine di un “muro”, da Damanhur mi riporto invece un’immagine di Nebbia, di qualcosa che non si riesce a scorgere con nitidezza e che lascia ancora molto spazio all’immaginazione.

Di fatto per me Damanhur è stato prima di partire un bello schermo su cui proiettare tutto quello che avrei voluto trovarci, … e anche questo è servito per mettere a fuoco i miei desideri. Arrivati in Val Chiusella, le cose sono risultate in parte diverse e in parte non verificabili.

Ma le nebbie di Damanhur non sono soltanto esterne… ho avvertito muoversi nebbie dentro di me, … di quelle che con vortici e spostamenti creano un mondo fumoso di forme illusorie. Mi sono sentito molto ingenuo nelle mie aspettative, ho osservato passare desideri poco edificanti, bisogni parassiti qui inconfessabili, … ho capito quanto lavoro ancora devo fare per diradare la nebbia dal mio animo.

E dunque arriviamo a Damanhur in una giornata mite (12 °C), impressionati dalle montagne innevate sullo sfondo della valle e dalla relativa brevità del viaggio (3 ore sulle 5 preventivate nel caso peggiore: grande Agila!).

L’effetto Stonhenge: mai fidarsi delle foto ….

Subito incontriamo l’effetto “Stonehenge”. Stonhenge, è stato fotografato e rifotografato, ma in nessuna fotografia si è mai vista l’autostrada che lo taglia in due, … sempre alle spalle del fotografo. Nessuno sa che si parcheggia la macchina in un grande parcheggio, poi c’è un sottopassaggio sotto l’autostrada e si sbuca fra le pietre del sito con le macchine che sfrecciano a pochi metri di là dalla rete e con parte delle pietre di là dalla strada.

Damanhur è sulla strada, in una zona della valle abbastanza chiusa a livello di panorama. Sebbene viga una regola ferrea rispetto al fumo, le macchine sono parcheggiate dappertutto. La cosa mi ha infastidito.

Il Tempio Aperto con le colonne e i capitelli è molto più piccolo di quanto non sembri in fotografia ed è anche lui molto vicino alla strada (che sovrasta). Tutta l’area di Damjil (la capitale e sito originale della comunità) è assai diversa di quanto non sembri in fotografia o più precisamente di quanto me lo aspettassi io: grandi spazi isolati in natura, sullo stile dei cerchi di pietra nel sud dell’Inghilterra. E’ tutto lì, a un passo dai parcheggi e dalla strada.

Gli “alieni” sono fra noi…

Damanhur inoltre non è un’area delimitata ma un insieme di case sparse sul territorio, per cui non si ha, a parte questa specie di centro visitatori che contiene anche il tempio aperto, l’idea di entrare in un territorio separato e protetto (come invece era Loppiano). L’impressione che si ha è di essere in una qualsiasi area di valle prealpina, con una strada che attraversa piccoli e convenzionali paesi e case sparse. Poi guardando meglio ogni tanto nei giardinetti delle case compare la bandiera con le insegne di Damanhur o si capisce che i negozi/ristoranti sono gestiti da Damanhuriani perché in qualche angolo ci sono libri o altro.

Anche i Damanhuriani stessi sono difficilmente riconoscibili e si scambiano per semplici abitanti della zona. Sono vestiti in modo assolutamente convenzionale (io con il mio maglione peruviano senz’altro ho dato nell’occhio), solo guardando meglio si possono notare anelli e braccialetti con i motivi selfici. In alcuni casi abbiamo incontrato dei Damanhuriani che a vederli nessuno avrebbe mai pensato potessero essere tali (ad esempio Tritone, un omaccione in giacca e cravatta, con gli occhiali scuri, i capelli lunghi sul collo… uno stereotipo borghese dei nostri giorni).

Questa situazione da una parte mi ha deluso dall’altra mi ha affascinato. Si respira infatti la sensazione che “gli alieni sono fra noi”. Il sabato sera in pizzeria sembrava veramente di essere in una normalissima pizzeria in un normalissimo paese di passo per andare oltre. Poi ci siamo man mano resi conto che probabilmente tutti gli avventori, compresi i gestori, erano damanhuriani.

Allora mi sono reso conto che il paese di Vidracco, ove ha sede la pizzeria, ha il sindaco e tutta la giunta di Damanhur, perché probabilmente la maggioranza dei residenti nella case del paese sono Damanhuriani. Dunque qui non siamo in una comunità “altra” rispetto al territorio convenzionale, ma in una comunità che abita le case e le strade del territorio, che si è sostituita e si sta sostituendo alla popolazione d’origine, ormai anziana e in esodo verso le città.

Deludente rispetto alle proiezioni di “fuga dalla realtà” ma interessante rispetto a “integrazione con la realtà”.

Dov’è la gente? C’era una volta Damanhur ….

Un’altra aspettativa non soddisfatta è quella delle occasioni di incontro comunitarie. Probabilmente a causa della stagione fredda (dal secondo giorno subito al temperatura è scesa a -3°C, tipico della stagione) non risono momenti nella giornata in cui di Damanhuriani si incontrano e quindi è possibile vederli insieme e partecipare a qualcosa con loro (sullo stile Biodanza, Rainbow o Osho Meeting of the White Robe).

Da quanto avevo letto (“Damanhur: dove la magia è gioia”) mi ero fatto l’idea che nel corso di una giornata ci sono dei momenti di ritrovo collettivi, dei rituali partendo dai quali poi le vicende individuali si snodano nel resto del giorno. Immaginavo canti collettivi, meditazioni serali, riti del lavoro la mattina del lunedì. Invece niente di niente. Abbiamo potuto solo vedere persone individualmente al loro posto di lavoro nei vari laboratori e uffici che abbiamo visitato.

Parlando con Crotalo, responsabile del welcome office, abbiamo saputo che queste cose “comunitarie/affettive”appartengono al passato di Damanhur. Quando la comunità era più piccola e tutto veniva fatto insieme. Anche le attività produttive erano comunitarie, mentre adesso si è fatta una grossa azione di privatizzazione. Crotalo ne parla con nostalgia, … “era molto affascinante… emozionante…” ma subito spiega che c’è stato un percorso importante… che sono stati fatti grossi passi in avanti. Al tempo la comunità era composta di al massimo 200 persone, ora i residenti stabili sono 600. Dunque il libro di Alma Foà racconta una Damanhur che forse non c’è più.

E’ chiaro che l’evento di delusione mi porta ad interrogarmi su cosa veramente voglio … sulla maturità della mia motivazione comunitaria. Su possibili bisogni di dipendenza e identificazione mascherati. Ma anche lui confessa che quel mondo è stato quello che lo ha fatto innamorare a 18 anni, 20 anni fa. Allora … è possibile collegarsi alla maturità di una comunità senza passare dalla fase iniziale?

Comunque sia… i rituali ci sono, ma non nei giorni in cui siamo stati in visita. Ogni mercoledì e Giovedì Falco (Oberto Airaudi, fondatore e guida spirituale) tiene conferenze pubbliche a Damanhur-CREA, il grande stabile dell’Olivetti abbandonato da decenni e acquistato e ristrutturato da Damanhur (veramente da rimanerne ammirati). Poi c’è il rito dell’Oracolo per la Luna piena, … e molto, molto altro soprattutto all’interno del tempio sotterraneo.

Questa parte così fondamentale per Damanhur rimane avvolta nella nebbia … non l’abbiamo potuta vedere. Così come sono invisibili le riunioni dei gruppi di ricerca, dei nuclei, la scuola di Meditazione, la vita nelle imprese privatizzate, la vita politica del senato federale e gli altri organismi.

Damanhur è una realtà veramente complessa che non si lascia conoscere con una visita.

Di fatto per tutta la Domenica abbiamo vagato visitando anche paesini vicini (tra cui lo splendido Fondo, immerso nella neve… roba da presepe) e mangiando per più di due ore in un agriturismo Damanhuriano assolutamente uguale a un qualsiasi altro agriturismo, a parte alcuni CD disponibili sulla console dello stereo. I luoghi più interessanti, come il Bosco Sacro, non si possono visitare da soli, e non c’erano guide disponibili (anche se in tutto secondo me saremo stati al massimo 15 visitatori in tutto il fine settimana).

La sera ci siamo un po’ rifatti assistendo una rappresentazione teatrale sull’Amleto di Shakespeare a Damanhur-CREA, così abbiamo potuto vedere un po’ di gente riunita. Una compagnia di dilettanti interna alla comunità… molto piacevole. Assolutamente teatro normale… nessuna stranezza esoterica nella regia e nessuna stravaganza particolare nel pubblico… solo l’accoglienza calorosa degli attori che senz’altro erano conosciuti personalmente.

Il Tempio dell’Uomo

Tutto il sabato è stato dedicato alla visita guidata con Gufo (una donna sulla 40ina carina e gentile). Dopo un giro nel tempio aperto e a Damanhur CREA siamo arrivati al tempio ipogeo. Tutta la visita è stata condotta con professionalità ma anche con una certa patina di routine… diciamo in maniera un po’ turistica. Tempi molto precisi, gesti e frasi che sapevano di “ripetuto molte volte”… anche se con grande generosità per l’accoglienza delle domande spontanee.

Il Tempio è da vedere. Un’opera pazzesca… specialmente se si pensa che è tutta fatta a mano con picconi e martelli pneumatici. Dentro ci sono sale enormi con vetrate, pitture, sculture, mosaici. C’è un lavoro immane.

Le immagini colpiscono e si scolpiscono nella memoria. I simbolismi e le allegorie si sprecano. Grande uso è fatto del linguaggio ideografico che loro chiamano “lingua sacra” e che fanno risalire ad Atlantide. Gufo ci ha anche fatto la traduzione di alcuni segni, … e in effetti li abbiamo poi riconosciuti altrove…

Ci sono volute due ore a ritmo serratissimo per riuscire a visitarlo tutto, tralasciando ovviamente molti particolari.

Come preannunciato nel tempio ci sono segni evidenti di lavori di ricerca e di attività legate alla musica e chissà a cos’altro. E’ un luogo vivo. Nella domenica, ci dicono, il tempio è chiuso alle visite e i “gruppi di ricerca” vi entrano per effettuare i loro studi, esperimenti, rituali, attività artistiche e espressive (musica, canto e danza).

Poi si vedono le sale incomplete, i lavori in corso … soprattutto per terminare le decorazioni, le sculture, i mosaici. Tutta Damanhur continua a lavorare per arricchire e ampliare il tempio. Ne abbiamo visto traccia in tutti i laboratori di artigianato, dove si vedono in corso d’opera i manufatti che poi saranno installati nel tempio.

IN particolare notiamo che nei dipinti compaiono i volti delle persone che abbiamo visto in giro … sono i damanhuriani stessi! Chissà quali simbolismi e significati sono legati alla presenza della propria immagine in una tale sala in vece che in un’altra o in un tale ruolo invece che un altro.

Oltre al proprio volto sui dipinti e sui mosaici, in ogni stanza ci sono delle statuette di terracotta delle più svariate forme. Gufo ci spiega che ogni Damanhuriano ne fa una con le sue mani e quando è pronto la depone nel tempio a significare la sua presenza e il suo contatto con esso anche quando ne sta fuori. Mi sembra un rituale potente. Uscito dal tempio, anche senza statuina, per ore mi sento ancora in contatto con quel luogo e mi rivengono alla visione i colori, le forme, gli ambienti.

Ma nel tempio ci sono cose ancora più sconvolgenti di quello che si vede a prima vista. In ogni stanza abbiamo visto che c’era un tubo di gomma che attraversava… una roba messa lì posticcia… forse un esperimento. Gufo rispondendo a una nostra domanda ci spiega che tutto il tempio è attraversato da un circolo di un liquido “alchemico” che ha un qualche particolare effetto che non ricordo. Sulla scia di questa stranezza arriviamo alla stanza delle sfere… roba da Indiana Jones e il tempio maledetto …

Tutta la stanza coperta da uno strato dorato (anche se con macchie di umidità qua e là). Una serie di sfere illuminate (mi sembra siano 9) contenenti un liquido colorato che Gufo ci conferma essere un liquido alchemico opportunamente preparato e con sopra, su una mensola, un calice di metallo dorato contente un tipo diverso di profumo. Le sfere sono in contatto con le linee sincroniche e “…da qui si possono inviare messaggi lungo le linee sincroniche in una qualsiasi parte del mondo …”.

Ma non è ancora finita… si entra improvvisamente in una stanzina con un lettino sovrastato da una struttura tipo macchina per la risonanza magnetica. Si tratta di una enorme “struttura selfica”. Una miriade di fili di rame e sfere di vetro contenti liquidi colorati più altri aggeggi di metallo e un grande magnete. Una roba da marziani …. dicono di fare esperimenti in collaborazione con l’università di Torino sugli effetti di cura di alcune malattie.

Questa macchina selfica ha poi due varianti ancora più potenti: una cabina selfica in un’altra stanza adiacente dove pendono dal soffitto dei tubi di vetro contenenti un liquido e una serpentina di rame che vanni a formare uno spazio cilindrico …la cabina appunto. “Qui” dice Gufo serafica, si facevano esperienze di viaggi nel tempo qualche anno fa” e poi continua tranquilla la visita.

Io rimango esterrefatto … Gufo parla di viaggi nel tempo come se fosse una cosetta secondaria delle loro attività… non faremo altro che scherzarci per tutto il fine settimana. Sono poi andato sul sito di Damanhur a www.damanhur.it/tempo e ho verificato che in effetti c’è una parte di damanhur che si occupa di viaggi nel tempo e che nel 1994 ha effettuato tutta una serie di esperimenti. Sul sito ci sono le testimonianze dei viaggiatori…. roba da far accapponare la pelle!

Poi si arriva apparentemente nel sancta santorum… un stanzetta stretta sul fianco della sala delle sfere… il laboratorio Alchemico. Una serie di scaffali con boccette con le scritte più strane… qualche alambicco e poi il top del top … un pannello con una griglia al quale sono intrecciate miriadi di fili di rame… spire….sfere ecc. Gufo ci spiega che quella è la console di comando del tempio. Che tutto il tempio è attraversato da fili di rame (strutture selfiche) che arrivano qui e qui sono coordinati tutti gli ambienti. Ci spiega che i liquidi alchemici per essere preparati hanno bisogno anche di anni.

Sugli scaffali, appeso con una puntina da disegno a mò di appunto di lavoro, un foglietto con una serie di segni assolutamente incomprensibili.

Più avanti la visita ci porta in una sala enorme che riproduce la cabina selfica. Grandi tubi di vetro pieni di liquido scendono dal soffitto (non meno di 10 metri) e formano una grande cabina. Altri aggeggi spuntano dalle pareti interamente affrescate…forse sono magneti… il tutto sotto un soffitto bellissimo di vetro Tiffany e sopra un pavimento interamente fatto a mosaico.

Qualunque cosa sia questa roba… se funziona… dev’essere qualcosa di veramente potente.

Infine arriviamo nella sala degli specchi … la più grnade. Sovrastata da una vetrata di 120mq. Qui si svolgono gli spettacoli musicali e di danza. C’ un grande Gong … Gufo ci invita a sederci sui cuscini e suona il Gong….

Veniamo investiti da una potenza musicale impressionante, … probabilmente frutto dell’acustica della sala e degli specchi … in certi momenti la pressione sonora è quasi insopportabile. Io ho una strana percezione… mi sento vecchio … vecchissimo. MI viene da adagiarmi su un fianco … la bocca e la testa chinate da una parte e una mano come se avesse una qualche deformità. Non sto male… ma sono vecchissimo. Non so che dire… si tratta di una suggestione … poi il suono si fa più acuto ed esco velocemente da quella sensazione e mi sento leggerissimo. Veramente un’esperienza notevole.

Ancora qualche cunicolo e siamo fuori ….

La Selfica e altre “robe da matti” …

Da quello che abbiamo visto a Damanhur si è sviluppata una tecnologia basata sul concetto di Self. Cioè una struttura di metallo e altro in grado di attrarre energie intelligenti incorporee che interagiscono attraverso l’essere umano dando possibilità reciproca di intervento su altre dimensioni … o roba del genere. Ho comprato un bracciale selfico preparato per attrarre energie che facilitino la percezione extra sensoriale. Staremo a vedere … è fatto con filo di rame plastificato del tipo usato per i trasformatori.

Nel laboratorio dove producevano le self (e le sfero self, cioè con uso di sfere riempite di liquidi strani) ho visto nella bacheca di servizio un foglietto di appunto che diceva …”… Attenzione: Falco ha aggiunto due sfere alla [parole incomprensibili] e un liquido che prepara lui …”.

IN effetti le ragazze che confezionavano le strutture selfiche avevano davanti una serie di fogli dettagliatissimi,… dai quali leggevano le istruzione di costruzione… ma del tutto incomprensibili.

Da qui ad altre orbe da matti … che per brevità non starò qui ad elencare.

Il Bosco Sacro e le zone di montagna

La Domenica sera, … stanchi di girovagare nel nulla. Un gruppetto di noi ha tentato di infiltrarsi nella zona del bosco sacro (sopra la collina al cui interno è scavatoli tempio). Così è stata scoperta un’altra zona residenziale molto più interessante di quella vicina alla strada.

Qui ci sono casali molto grandi, in mezzo a vallate verdi e radure nei boschi … tutte le parti piane sono percorse da interminabili spirali di pietre in parte colorate. Tutta la zona è OFF-LIMITS, … agli stessi Damanhuriani non residenti lì. Ci vuole un permesso … non si sa bene di chi. Altre nebbie si levano …Nel Bosco ci sono “gli spiriti di natura”.

Comunque questa scoperta ha notevolmente risollevato la sensazione negativa che Damanhur poco abbia a che fare con l’immersione nella natura.

I Damanhuriani che abbiamo incontrato

A parte una signora corpulenta che abita nel “nucleo” (I Damanhuriani vivono in nuclei, da 7 a 20 persone nella stessa grande casa. Una stanza privata e tutte le altre in comune) adibito a controllare l’entrata al tempio e che abbiamo subito soprannominato la “Maitresse”, tutti le altre persone sono state gentili, accoglienti e generose.

Alcui nomi: Scoiattola, Granchia (la nostra seconda accompagnatrice), Crotalo, Arsella (che ci ha consegnato la casa), Fauno Muschio (proprietario dell’agriturismo), ecc.

L’incontro con Husky e la via per Damanhur …

Il lunedì mattina abbiamo avuto un efficientissimo colloquio con Husky Vaniglia, la responsabile del progetto 100 Nuovi cittadini di Damanhur e in generale dell’accoglienza.

Un incontro fatto proprio per bene, con la lavagna e i pennarelli. Abbiamo avuto una bella sensazione di chiarezza. Non ho visto nessun tentativo di seduzione o auto-celebrazione, ma una spiegazione lucida e a tratti disinteressata di come funzionano le cose.

Sentendo i principi ispiratori, i progetti, … viene vermante voglia di buttarsi in questa nuova umanità…è fantastico. Da non credere. ma non ci è possibile verificare nulla.. rimane la nebbia tra la teoria e l’esperienza concreta.

Ci sono vari progetti e vari livello di appartenenza che qui non vado a dettagliare. Quelli che interessano a me (e anche ad altri) sono la cittadinanza residenziale di tipo A e B. IN questo caso si vive a Damanhur, abitando in un nucleo e lavorando o dentro la comunità o fuori. Si paga un affitto e ripaga una tassa federale, più si condividono le spese e i lavori con gli altri membri del nucleo.

Per entrare occorre avere un lavoro, ma mi è sembrato che non sia difficile trovarlo dentro la comunità. Si è parlato, ma non ricordo bene, di circa 800€ al mese per vivere a Damanhur.

La differenza tra A e B è che l’appartenenza A prevede la comunione del patrimonio individuale (soldi, terreni, case, …) e l’ingresso come socio nella cooperativa che detiene tutte le proprietà di damanhur (a partire dalla case). In caso di uscita il socio ha diritto alla sua quota parte rispetto al patrimonio della cooperativa. Il cittadino A è il vero Damanhuriani, che può essere eletto in tutte el cariche politiche interne.

IL cittadino B invece non mette in comune il suo patrimonio ma non può essere eletto nei vari organi politici.

Husky ci ha spiegato che non esiste alcuna interdipendenza tra la condizione di cittadino e i gradi iniziatici che si possono prendere nella scuola di meditazione. Ci sono cittadini di tipo B o anche non cittadini residenti che hanno gradi più alti di quelli residenti.

Per entrare si fa una prova di 6 mesi, durante la quale occorre già lavorare internamente o esternamente e pagare le tasse.. Dopodichè si decide e si fa giuramento di cittadinanza.

Altra possibilità, che interessava particolarmente a noi, è lo scambio lavoro alla pari. Per un minimo di una settimana e un massimo di un mese si può vivere in un nucleo vivendo nel cuore di Dmanhur. Sia io che altri ci siamo fatti spedire i moduli e ci avviamo all concretizzazione del cambio lavoro.

Conclusioni

Trovarmi così vicino ad una possibile scelta mi ha spaventato. Ho pensato a lasciare Viareggio, il mare, le Apuane, gli affetti, il lavoro di Biodanza.

Altri elementi “respingenti”, oltre al paesaggio e al clima, sono una certa insofferenza verso i Vegetariani, che sono tollerati ma non apprezzati (Gufo dice: “Non è secondo noi l’alimentazione ottimale … ma comunque …”) Come sarà la vita di un vegetariano dentro un nucleo di 20 persone in cui si fa da mangiare a turno?

C’è poi la questione dell'”essenzialità” sulla cui via ho già fatto diversi passi: pane fatto in casa, agricoltura, niente macchina, niente televisione, crollo dei consumi, autosufficienza… qui ho respirato poco questa cosa.. anche se in teoria è enunciata da più parti.

C’è poi tutta questa Fisica Esoteria-Magica che nononstante tutti i miei sforzi mi mette alla prova. Rileggendo il depliant dei braccialetti selfici, mi viene male. Se non fosse per tutto il resto, … lo avrei già bollato come una trovata commerciale per persone credulone.

In più a questo, alcune cosette da nulla: la musica di Damamnhur per come l’ho sentita nei due dischi che ho potuto ascoltare è poco vitale… non mi ha fatto buona impressione… ma nel tempio c’erano molti Djembé… mah. Anche qualche pagina scritta da Oberto Airaud, che ho visto qua e là, mi ha dato l’impressione che non sia un gramde comunicatore con le parole .. comunuqe anche su questo vedremo.

“Last but not least”: il senso di fare una scelta definitiva su qualcosa…. mi mette in ansia. Forse non dovrei nemmeno pormi questa questione… non mi occorrerebbe nemmeno se diventassi un cittadino B… ma io nella vita ho sempre voluto essere un A.

In questi giorni sto molto riflettendo … il fatto è che ancora non so nulla di cosa veramente si faccia a Damanhur, … di come si viva.

Occorre fare un’esperienza residenziale, altrimenti non si può immaginare quello che veramente c’è. Occorre entrare dentro le nebbie e navigarci.-.. così sto organizzandomi per trascorrere l’intero mese di Luglio in un nucleo… spero di montagna. Altro faranno altri compagni dell’anello … così potremo mettere insieme le esperienze.

Tra l’altro per me stare un mese in un nucleo svelerà finalmente quanto sono veramente adatto a una vita comunitaria… cosa che ho sempre teorizzato ma non ho mai verificato.

Nel frattempo sto pensando di far visita a comunità “più semplici” e vicine a casa. Mi arrivano segnali sul’’Azienda-Comunità Il Forteto e sul Villaggio Ecologico Upacchi,… entrambe in Toscana. Certamente non troveremo nulla di simile a Damanhur… ma la Toscana è… altra roba.

Ad ogni modo credo che per l’equinozio di Primavera potremmo fare una scappata a Damanhur per vedere il grande rituale dell’equinozio. Ormai non è più possibile non approfondire.

Abbiamo anche pensato di riunirci a casa mia per seguire dal vivo (o in differita) su internet le conferenze pubbliche di Falco il mercoledì e giovedì sera…così almeno vediamo questo singolare personaggio degno di Harry Potter.

Max

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